martedì 14 febbraio 2017

Self-love is not a bad word

 
 



Scrivo perché ho avuto una brutta giornata e vorrei parlarne con qualcuno. Io sono una persona insicura, ho vari problemi di autostima, di relazione con gli altri, il problema, soprattutto, di non riuscire ad "essere me stessa", e a fregarmene un po' del giudizio della gente, che è quello che si dovrebbe fare alla fine per la sopravvivenza. Nonostante questo cerco di essere felice, cerco di essere positiva, di non guardare al passato, di combattere i miei "demoni" o perlomeno di conviverci.         
Poi però succedono cose, come oggi, che mi buttano terribilmente giù, molto più di quanto vorrei. Ero in centro e stavo andando a ritirare delle scarpe. Per strada mi ferma uno di quei ragazzi che ti allungano il volantino del caso per poi costringerti a comprare qualcosa o ad abbonarti a qualcosa. Ci sono sempre in quella via e li detesto, perché sono invadenti; io dico, gentile ma ferma, perché so quanto insistono: "No, grazie". Lui, col suo accento napoletano mi fa: "Non devi comprare niente". E, insistendo, mi mette quasi in mano una foto di gattini, che non voglio neanche sapere cosa fosse perché SO BENE che se l'avessi presa in mano sarebbe venuto fuori che dovevo dare i miei dati per qualcosa o fare donazioni per qualcosa, perché va sempre a finire così. Allora, senza guardarlo, continuo a camminare e ripeto: "No, grazie". E niente allora faccio per andare avanti e proseguire sulla mia strada, e lui mi fa: "Brava, sei brava....Cessa!". L'ha detto quando mi ero quasi allontanata ma non troppo, così da non dirmelo in faccia per darmi possibilità di reazione, ma a voce decisamente alta così che lo sentissi chiaramente. Ora, io non sono probabilmente una bella ragazza. Cioè poi io mi posso anche piacere e andare bene così, perché alla fine uno è come è, però certo, non si può dire che gli altri mi notino positivamente per il mio aspetto. E sì il fatto di non essere "bella" è un po'(molto) un mio complesso, perché di fatto è qualcosa a cui penso spesso e che mi fa star male perché mi rende tremendamente insicura. Sentendomi brutta mi sento anche frenata ad esprimere ciò che penso, perché è come se non fossi libera. È come se dovessi mettermi per forza nella posizione di "quella bruttina che però almeno sa di esser brutta e quindi si autocommisera e non fa il passo più lungo della gamba". Non so se mi spiego. Non posso rischiare di essere brillante o di dire cose fuori dagli schemi quando gli altri per tutta risposta hanno il potere di screditare tutto ciò che dico e sono pensando, o dicendo, che sono un cesso. Anzi, una cessa. Mi dà fastidio che un perfetto estraneo si possa prendere il diritto di dirmi una cosa del genere, e di farmi stare poi pure male. Sul momento anzi ho reagito inaspettatamente bene per i miei standard, nel senso che non mi sono messa a piangere in mezzo alla strada. Oggi sono solo andata avanti senza dire e fare niente. Poi in realtà sarei voluta tornare indietro a dirgli: "Non ti permettere mai più di offendere me o qualunque altra ragazza, e trovati un lavoro vero". Non so se ce l'avrei fatta a dirglielo, se mi avrebbe risposto con altri insulti, ma se ce l'avessi fatta credo mi sarei sentita meglio perché sono stanca di subire sempre in queste situazioni. Però insomma voglio dire, se anche fossi più brutta di quello che penso di essere, che maleducazione è dire una cosa del genere a una persona? Mi dispiace se ho questo naso che a differenza mia non è affatto timido, se ho questa bocca che è un punto, le sopracciglia spesse, l'aria da addormentata, e se sono troppo magra e gracilina che potrebbe bastare una folata di vento a farmi cadere. E sì ho mille altri difetti, lo so bene, ho pure i baffi, non ho seno, oddio probabilmente sono un mostro, ecco perché alla gente basta darmi un'occhiata per deridermi o guardarmi come se fossi uscita da uno zoo. Però ci sono giorni in cui riesco a vedermi anche carina dopotutto, ho begli occhi, bei capelli, se sorrido senza aprire troppo la bocca ho un sorriso carino, sono alta e ho un bel corpo, anche se sono troppo magra. Però certo lo so che non passerò mai per la bellezza sconvolgente che ti giri a guardare, di sicuro non faccio una buona prima impressione, e va bene così, però non vorrei neanche far talmente schifo da meritarmi i commenti della gente, capito? Cioè ok non son bella ma lasciatemi in pace!!! Ancora mi sento nella testa tutti i commenti e le cose tremende che mi dicevano alle medie.....Pensavo che crescendo le cose sarebbero cambiate, che io sarei diventata bella o che la gente avrebbe smesso di essere così indelicata, invece non cambia un cazzo. Scusa la parolaccia. Ma non cambia niente. Le persone che mi vogliono bene, alcune eh, non tutte, mi dicono pure che non è vero che son brutta, che sono carina, ma ormai io non ci credo più. Anzi non è vero neanche questo, io in un angolino dentro di me continuo a pensare di essere bella, probabilmente illudendomi, ma non riesco a credere di poter mai piacere a qualcuno. Nessuno potrà mai trovarmi abbastanza bella. Adesso per esempio c'è un ragazzo, che mi fa un sacco di complimenti e mi dice cose carine, sai, il genere di cose che uno vorrebbe sempre sentirsi dire. A me lui piace un sacco, ma so bene che queste cose che dice non contano, le dice solo perché è gentile, non posso credere che mi trovi realmente bella. Quindi alla fine anche quelli che sono carini con me lo fanno o perché mi vogliono bene e quindi passano sopra all' aspetto fisico, oppure perché loro sono brave persone e quindi educate. Ma innamorarsi di una persona è tutta un'altra cosa. Non ti innamori di una persona per educazione, ti innamori perché ti piace. E anche se io adoro stare sola, a volte mi dispiace sapere che nessuno mi amerà mai. Perché se anche poi trovassi qualcuno che apprezzi come sono fatta fisicamente (come dico sempre tutto può essere, ci sono anche i feticisti...), comunque io sarei bloccata nell'esprimere/mostrare chi sono interiormente, a causa dei miei complessi sull'estetica, e quindi a quel punto, paradossalmente, magari potrei piacere esteticamente a qualcuno ma non per il mio carattere, perché non arriverebbe mai a conoscere il mio carattere, e penserebbe che io sia una tipa anonima. E voglio dire se non posso giocarmi la carta della personalità proprio non ho niente a cui aggrapparmi. Sono solo triste, ho solo voglia di piangere e di sfogarmi. Non posso permettermi di tornare indietro, alle vecchie paure e ai vecchi blocchi; c'è stato un periodo, alcuni anni fa, in cui non riuscivo nemmeno ad uscire di casa per paura della gente, degli sguardi, dei commenti. E lo so che suona paranoico, ma purtroppo mi succedeva continuamente, all'università, di essere guardata male, o di sentire i commenti cattivi di ragazze che volevano farsi sentire. Ho lasciato l'università. Non solo per quello, certo, ma anche per come mi sentivo sperduta e vulnerabile in quella folla, con queste ragazzette sempre perfette che mi squadravano e mi giudicavano, o i ragazzini stronzi. Insomma mi ci è voluto tanto tempo e tanto dolore (anche di altra natura e origine), per ritrovare la forza di andare "là fuori". Ma io così non ce la faccio. Non voglio subire questi attacchi gratuiti e, posso dirlo, crudeli. Non mi piace poi essere costretta a farmi uno scanner del corpo, a smembrarmi in pezzi e a dire "questo sì, questo no", "questo va bene, questo non va bene", come sul bancone del macellaio, a tenere il filetto e buttar via le frattaglie. Siamo persone, non siamo opere d'arte, o perlomeno non opere d'arte con ambizione di perfezione, siamo opere d'arte che contemplano l'imperfezione, il difetto, l'irrazionale. Non sono una statua greca o un dipinto del rinascimento, sono un quadro cubista, una donna di Picasso, un urlo di Munch. Una tela imbrattata di Pollock. Il tempo e la critica hanno stabilito che anche quella era arte. Ma io non voglio essere analizzata e giudicata allo stesso modo, con impietosi criteri; il mio naso è giusto, anche se non è bello. Io sono giusta, io vado bene, anche se non sono bella. Ma sul nostro mondo pesa l'eredita del "bello e giusto", e mi sembra sia impossibile schiodarcela di dosso. Se allora fossi storpia, o gobba, o gravata da una malattia? Non è per "risollevarci guardando a chi sta peggio", è per dire che la vita a volte ci fa a pezzi, anche letteralmente, ma questo non può renderci meno degni di vivere. Vorrei avere indietro un po' di dignità, un po' di rispetto, e poi, volendo esagerare, anche un po' di amore.


Grazie, Silvia del passato, di riconsegnarmi a distanza di qualche anno questo tuo sfogo, questo messaggio in bottiglia a cui nessuno ha mai risposto, o almeno, non come avresti voluto tu. Avresti voluto che qualcuno ti dicesse che avevi ragione, che meritavi di essere amata, così come eri, così come sei.


Il diario di Bridget Jones


Avresti voluto che qualcuno si accorgesse di te e finalmente spezzasse l'incantesimo per colpa del quale ogni volta che ti guardavi allo specchio vedevi un mostro. Quel sortilegio che, alla fine, altre persone avevano fatto ai tuoi danni, dicendoti che eri brutta, soffocandoti di insulti, risate sguaiate, sguardi famelici. Chi erano, poi? Ragazzini delle medie. Gente sotto il metro e cinquanta che ancora non sapeva come stare al mondo, e intanto cercava di renderlo altrettanto difficile agli altri. Così come hai creduto a quelle parole che ti sminuivano e sbeffeggiavano, avresti creduto a chi ti avrebbe detto il contrario, ai complimenti e alle lusinghe? Eri vittima dell'influsso degli altri, sarebbe bastato, di nuovo, l' influsso degli altri, positivo stavolta, per sentirti migliore, all'altezza, abbastanza bella? Certo, di sicuro avrebbe aiutato, ma non sarebbe bastato.


 
 
Prima o poi, sentendoti ripetere cose belle, magari ci avresti creduto, come avevi creduto alle cose negative, ma al prezzo di dipendere sempre dagli altri e da quello che loro pensano di te. Quando le voci degli altri si sovrappongono alla nostra voce interiore, la soffocano, e così cerchiamo smaniosamente gli altri per respirare, per esistere, per essere.
 
 
I film romantici ci hanno fregato. Le commedie romantiche, i drammi sentimentali, i cartoni animati...Siamo state fregate. E forse anche fregati, intendiamoci, ché l'amore di coppia come panacea di tutti i mali è stato equamente esaltato, innalzato a totem universale, venduto con abili strategie di marketing. (Basta guardarsi attorno, in questi giorni in particolare, per accorgersene). Aspettiamo qualcuno che ci salvi da noi stessi, che ci curi le ferite con l'alcol che non brucia, che rimetta insieme la nostra vita, quel puzzle da cinquemila pezzi che è troppo noioso e difficile per noi soli. Ed è vero, è noioso, complicato, a volte doloroso stare in piedi da soli, essere felici da soli, ma riuscirci ha diversi benefici. Innanzi tutto ci rende liberi. Liberi dallo sguardo dell'altro, nel quale ci specchiamo ossessivamente, rischiando di perderci e di morire quando lui chiude gli occhi o guarda da un'altra parte. Liberi dal giudizio degli altri, che un giorno ci elogiano e un giorno ci distruggono, che possono convincerci di ogni cosa e del suo contrario, se diamo loro troppo potere.
Da liberi si vive più leggeri, e al tempo stesso si diventa più profondi, perché si cercano le proprie verità e priorità, i propri significati, invece di delegare tutte le opinioni, le decisioni, il senso della vita a un'altra persona. Inoltre, un effetto collaterale sorprendente del volersi bene e dell'essere felici da soli è che improvvisamente essere felici con gli altri e incontrare persone che ti vogliono bene come sei diventa molto più facile! È più facile trovare qualcuno disposto a finire il puzzle da cinquemila pezzi con te, se tu hai già iniziato e sei anche abbastanza contento e predisposto a farlo da solo. Altrimenti rischi di finire in mano a un maniaco pazzo dei puzzle narcisista che vuole controllare tutto, e allora si prende a carico anche la tua vita e, ahimè, la tua anima, riducendoti in breve ad essere l'ombra di te stessa, anzi, la sua ombra. Oppure trovi qualcun altro che, proprio come te, è fermo davanti a suoi pezzi del puzzle sparsi ovunque, demotivato e rinunciatario, e finirete a bere birra e a guardare i Simpson, mentre le tessere del puzzle scivoleranno sotto al divano e non verranno mai più ritrovate. Ci sono vari scenari possibili, ma di sicuro si rischia troppo ad aspettare che un essere mitologico e perfetto vestito d'azzurro venga a salvarci. E a fare il nostro puzzle. (La smollerò entro la fine 'sta metafora del puzzle, che era già piuttosto abusata in partenza oltretutto?).


Sì, ok, qualcosa del genere...



Sono passati alcuni anni, eppure mi sembrano anni luce; oggi non scriverei più quelle parole così dure e disperate su di me e sul mio destino solitario, anche se ogni tanto ci scherzo ancora su, sul fatto che finirò come la gattara dei Simpson, e ogni tanto mi fa paura davvero il pensiero. Soprattutto, non credo che oggi mi farei rovinare la vita da un maleducato qualunque, le cui parole rivelano più della sua inciviltà che della mia bellezza. O almeno, spero che non mi farei rovinare la vita da una cosa così ignobile e priva di significato. Ma forse ci resterei male comunque, sono umana, dopotutto. E il self-love è un lavoro a tempo pieno, un terreno da coltivare ogni giorno; ma perlomeno posso respirare un po' e affermare che quel sortilegio, quella magia nera, quella voce che mi sussurrava all'orecchio che non ero abbastanza e che non meritavo di essere amata non ha più lo stesso effetto su di me. Non l'ho sconfitta e zittita del tutto, ma sono diventata più forte, e la combatto con armi migliori.







Cercate di volervi bene...♥
Buon San Valentino!



Silvia

venerdì 13 gennaio 2017

Come vestirsi ai concerti - Winter Edition



- Oh Silvia, questa è l'ultima volta! - mi avverte mio fratello mentre uno sbuffo d'aria fredda gli appanna le parole.

- Sì sì, stavo per dirtelo, questa è l'ultima! - gli faccio eco io, stretta nel mio piumino, con gli occhi lucidi e un unico pensiero in testa: "Perché cavolo non ho messo una calzamaglia di lana e degli stivali con l'interno in pelliccia?!"





Siamo in coda da circa un'ora, altri sessanta minuti ci separano da quello che si prospetta come il concerto della vita, un concerto che io aspetto da circa undici anni ('mazza se inizio ad essere vecchia...); ora però sento solo il freddo, le mani gelate, i piedi assiderati, i pensieri ghiacciati. Mi tiro su il cappuccio del Woolrich (ebbene sì, mi sono venduta al Lato Oscuro della Forza e posso assicurarvi che il Lato Oscuro non è mai stato così confortevole) e lo lascio cadere fino agli occhi. Il maglione a collo alto mi copre praticamente fino al naso (quando inventeranno i copri naso di lana?), perciò quel che resta del mio viso è una porzione di sguardo appena sufficiente per guardarmi attorno, e osservare come quella fila interminabile di persone si adoperi per sopravvivere al freddo. Molti si muovono e si agitano per divincolarsi dalla morsa glaciale, improvvisando balletti e corsette sul posto; altri, più temerari, abbandonano la fila per farsi prendere dal sacro fuoco della corsa vera e propria (o camminata a passo veloce); alcuni poi ripiegano su cibi e bevande calde, portati giudiziosamente da casa o comprati da qualche baracchino ambulante lì attorno al modico prezzo della loro anima. C'è chi si corrobora con parole e risate tra amici, chi invece entra in modalità letargico-incazzosa e non rivolge la parola nemmeno alla fidanzata, colpevole magari di aver avuto l'idea di un concerto in quel di gennaio. Passata un'altra mezz'ora, ci ammassiamo gli uni agli altri come pinguini, ormai rassegnati a riscaldarci a vicenda.



I pinguini imperatore si stringono gli uni agli altri per proteggersi dal freddo antartico
 
 


Ora, tutti sappiamo, o speriamo, che una volta finita l'attesa e aperti i cancelli, i nostri sacrifici e il nostro assideramento saranno ricompensati dall'arrivo del nostro gruppo del cuore, dalla musica, dalle canzoni, dall'eccitazione, dallo sfogare ogni rabbia e tristezza e freddo subiti, cantando a squarciagola e ballando come se nessuno ci stesse guardando. Ma non arrivare adeguatamente preparati all'evento può pregiudicare tutto, lasciando che il freddo, la ressa, l'attesa siano tutt'altro che parte del piacere o inevitabili rovesci della medaglia, bensì impedimenti tanto dannosi e deleteri da farci giurare di non andare mai più a un concerto (!). O da farci ammalare e stare a letto per la settimana seguente (coff coff...). I concerti non sono per tutti, bisogna arrivarci arm preparati! Lezione che ho appreso sulla mia pelle, quando nel lontano 2002 svenni a un concerto dopo essere arrivata lì mezza digiuna, subito dopo la lezione di danza. Ero in prima fila, sotto al palco, mai stata così vicina, e dovetti abbandonare quell'invidiabile postazione e seguire il resto del concerto dalla barella della Pubblica.







Quindi, se si tratta di un concerto rock, rap, pop, hip-hop o insomma un concerto che prevede che stiate in piedi e che, presumibilmente, balliate, iniziate ad allenarvi un po' di tempo prima come fanno i cantanti e i musicisti. No, va beh, non dico di iscrivervi in palestra o di fare sport, non mi spingerei mai a tanto, ma abituatevi a muovere un po' di più...le gambe....Fare le scale al posto dell'ascensore e menate varie. Potreste, perché no, abituarvi a ballare ogni giorno sulle canzoni del concerto, approfittandone così per ripassare anche i testi. Prima dell'evento fatidico, mangiate in modo accorto ed equilibrato, per avere l'energia necessaria senza sentirvi appesantiti, e siate certi di arrivare riposati (la sera prima dormite, non state a cercare su youtube video dei concerti passati, quello avreste già dovuto farlo, accidentaccio!). Ora che le funzioni vitali sono in buono stato, viene il punto chiave: come vestirsi. Stiamo parlando di concerti invernali, il gotha di tutti i concerti sfiancanti; lo so che anche i concerti estivi negli stadi non scherzano, ma lì l'obiettivo è uno solo, non morire di caldo, qui invece c'è un duplice obiettivo: non morire di freddo fuori mentre aspettate e non morire di caldo dentro durante il concerto. Richieste antitetiche e paradossali che potrebbero farci perdere la speranza e farci arrendere all'una o all'altra sorte. E qui intervengono le Sorellastre!


Sono il signor Wolf, risolvo problemi (Pulp fiction)
 
 
 
- Canottiere di lana e seta. Esistono canottiere in tessuto misto lana&seta, sottilissime, confortevoli sulla pelle, leggere e calde al tempo stesso. Una goduria nel settore biancheria intima. (Sentite anche voi i cori angelici mentre parlo di queste canottiere, vero?). : P So che esiste gentaglia che non mette la "maglietta della salute", ma per me è irrinunciabile da settembre-ottobre a marzo-aprile, e se tra di voi ci sono lettori invisibili scettici, pensate a rispolverarla almeno in questa occasione speciale.
 
 
- Vestirsi a strati. Lo so, niente ingegneria aerospaziale oggi. Vestirsi a strati è il consiglio e la regola sempreverde di queste stagioni non stagioni del cappero che ci troviamo a vivere. L'unico faro in un aprile che sembra gennaio e in un gennaio che sembra...Gennaio, ma in Groenlandia (e in questo caso gli strati ve li terrete tutti addosso). Quando l'escursione termica da mattino a sera cambia come l'umore della vostra ultima conquista, dovete vestirvi a strati. Quando siete costretti a vivere in luoghi chiusi che simulano stagioni opposte a quelle reali (aria condizionata a palla d'estate, riscaldamenti che trasudano calore d'inverno), dovete vestirvi a strati. Quando dovete andare a un concerto d'inverno, dovete vestirvi a strati. Sugli strati in questione avete libero arbitrio (in realtà l'avete su tutto, ognuno sceglie di che morte morire). Consigliabile però una maglietta o camicia di cotone a manica lunga (potete sempre tirare su le maniche durante il concerto, mentre con la manica corta farete poco), e sopra un maglione/cardigan di cachemire o altro tessuto che sia molto caldo ma non troppo spesso e ingombrante. A un certo punto dovrete infatti sbarazzarvi del maglione, e questo, in una folla di persone fameliche che puntano a stare sotto il palco, potrà essere un po' difficoltoso. Consiglio di lasciarlo insieme al cappotto nel guardaroba, ben sistemato sulla gruccia. Se siete in due o più persone al concerto, scegliete un "guardarobiere designato", uno solo tra voi che porterà tutti i cappotti/maglioni al guardaroba mentre voi altri vi sarete già sistemati abbastanza avanti e resterete lì in zona calda a "tenere il posto". Se siete soli, le soluzioni sono tre: andate subito al guardaroba a liberarvi dei pesi e amen per il posto sotto al palco; vi legate maglione e cappotto in vita (se ci riuscite!) e amen per lo stile; vi legate maglione e cappotto alla cintura (questa è da samurai ma vi assicuro che funziona).
 
 
- Tessuti naturali e tessuti "audaci". Suderete, e starete a strettissimo contatto con molte altre persone (che a loro volta suderanno...Ok, detta così sembra più un'orgia che un concerto, ma a volte la differenza può essere sottile O.O). È il caso, quindi, di scegliere abiti di tessuti naturali, perché non c'è niente di peggio del tessuto sintetico sudato. Altrimenti potreste osare con pelle, vernice, rete... Materiali insomma che nella vita quotidiana sono sempre rischiosi, mentre al buio di un concerto possono esprimersi senza macchia e senza paura.
 
 
- Pantaloni o jeans anziché gonne. Dovrete stare al caldo mentre aspettate fuori, correre per raggiungere il palco, ballare, essere trascinati da gente che poga incautamente, farvi largo tra la folla imprevedibile...Insomma, ci vogliono abiti comodi. E quasi sempre scegliere "abiti comodi" equivale a preferire i pantaloni e i jeans alle gonne. Se però siete tra quelle che si trovano più a loro agio con le gonne (o i vestitini), ricordatevi di indossare collant super caldi (di misto cachemire o roba così) e di non scegliere modelli troppo attillati che impediscono i movimenti (pencil skirt, adieu).
 
 
- Tasche a pioggia. Le tasche servono sempre in questi casi, sono l'equivalente della tartaruga che si porta dietro la casa. No, non dovrete stipare di tutto nelle vostre tasche, ma potrete approfittarne per liberarvi di fazzoletti, cicche, caramelle, biglietti, e altre piccole amenità.


- Tracolla piccola . Dove le tasche non arrivano, arriverà una tracolla di piccole dimensioni da portare di traverso, così non vi impedirà nei movimenti convulsi a cui vi lascerete andare durante il concerto. Evitate borse enormi e pesanti o zaini (che tra l'altro spesso sono vietati), e riducete al minimo il vostro occorrente. Cellulare (per ritrovare gli amici/fidanzati/fratelli e sorelle persi pogando), carta d'identità (per ricordarvi chi siete - a fine concerto potrebbe essere tutto molto confuso), soldi (pochi, utili per ritornare a casa nell'eventualità che abbiate perso i vostri accompagnatori nel delirio). Poi fazzoletti, che servono sempre, gel disinfettante mani versione tascabile per le più fissate, una caramella rinfresca alito e un burrocacao per il vostro bien etre e per baciare senza indugi il tipo che vi sarà a fianco, in un momento di follia e azzeramento dei freni inibitori (la musica e il ballo fanno questi effetti, lo sapeva bene il reverendo Moore).


 
 - Piumino, pelliccia, montone (con tasche). Ricordatevi del freddo. Starete in fila minimo mezz'ora, massimo...Un'intera giornata? Dipende da voi, da dove arrivate, da quanto volete stare vicini al palco e da quanto siete disposti a soffrire. Non sempre arrivare otto ore prima paga, purtroppo, perché le file si muovono in modo abbastanza scomposto e tutto si decide nella corsa finale nel palazzetto, dopo che sono stati aperti i cancelli. (Non vi dico a cosa mi fa pensare quella corsa finale gli uni contro gli altri, perché potreste chiamare la neuro e non sono psicologicamente pronta per un ricovero). Comunque, è inverno e, breaking news, farà frrrreddo. Quindi ricorrete al cappotto più caldo che avete nell'armadio. I cappottini di lana al ginocchio o più corti sono carini, bon ton o rock, insomma sono scelte impeccabili di stile, ma solitamente non sono troppo caldi. Credo che il massimo livello di calore lo raggiungiamo con i piumini (non necessariamente di vera piuma d'oca), le pellicce (non necessariamente di vero pelo), i montoni (idem). Le tasche, come ormai avrete capito, sono sempre un plus.
 
 
- Sciarpa, cappello, guanti. Che siano coordinati o volutamente a contrasto, non dimenticateli, mi raccomando! Immaginatemi vestita da vostra nonna mentre vi do questo consiglio. Sono sulla porta di casa, con le calze color carne e un foulard in testa (insomma 'na befana più che una nonna) e vi dico, in un vostro dialetto a scelta: "Mi raccomando! Non dimenticare sciarpa, cappello e guanti!". Poi li metterete nelle numerose tasche del vostro cappotto, o sulla vostra gruccia d'acciaio.
 
 
- Scarpe comode e calde. I piedi sono quelli che soffrono di più nelle lunghe attese al freddo e al gelo. Lo so perché l'ho appena vissuto, è un trauma fresco, anzi ghiacciato. Quindi optate per scarpe calde, stivali che coprono anche una porzione di gamba, e se l'interno in pelliccia può diventare eccessivo quando poi sarete dentro a scatenarvi, compensate con le calze. Le scarpe, naturalmente, devono essere comode, per saltellare e trotterellare (?), quindi eviterei i tacchi, e starei su una scarpa che già avete usato e "adattato" con l'uso al vostro piede.

 
- Calze. Se al punto prima avete scelto scarpe comode e adatte ma non particolarmente calde (per esempio stivali o sneakers che mettete anche ad aprile), allora è il caso di arrendervi a calze pesanti, non dico di lana ma comunque un po' più spesse e calde del normale. Il fantasmino e il calzino che appena arriva alla caviglia non saranno i vostri migliori amici in questa battaglia contro l'ipotermia.

 
- Niente gioiellini. Oltre a poter diventare un'arma involontaria nei vostri gesti inconsulti durante il concerto (anelli da cocktail stampati in fronte al vicino non sono il modo migliore per socializzare), gioielli e gioiellini possono diventare scomodi, impigliarsi, perdersi. E lo scopo è sempre avere meno impedimenti possibili. Essere creature danzanti libere e felici.



E a questo punto, quando siete preparati, pronti, carichi, emozionati...


Green Day, Bologna - 13 gennaio 2017


 

- Oh Luca, quest'estate vengono anche a Lucca, ci andiamo vero?

- Ma... - momento di confusione negli occhi di mio fratello - Sì, certo, ci andiamo.




Silvia
 


venerdì 23 dicembre 2016

10 insidie fashion natalizie (e relativi rimedi)



Che vogliate negarlo o ignorarlo, nelle prossime due settimane circa passerete tantissimo tempo a mangiare, in case diverse, in compagnia di persone diverse che pur spacciandosi per amici e familiari spesso voi non vorrete vedere. In situazioni d'emergenza come le feste natalizie bisogna ricevere tutto il supporto possibile, ecco i miei due cents.


10 insidie fashion natalizie (e relativi rimedi) :


1 - Vestirsi come la zia, o genericamente vestirsi uguali a un altro invitato

Cosa avranno poi tutti contro queste "zie"...Un po' come quando si dice "vestirsi da nonna" o, ancora peggio in quanto a delicatezza, "vestirsi da vecchia". Ci saranno pure zie/nonne/vecchie vestite bene! Certo che ci sono, ma noi non parleremo di loro. Parleremo di quelle zie (e nonne e vecchiette) che hanno fatto nascere il luogo comune, quelle vestite sbiadite, tristi, trasandate. Quelle che non abbinano nulla o abbinano troppo, quelle pazzoidi fuori controllo psichedeliche e quelle mansuete e remissive che giurano sulle calze color carne. Quelle che comunque amiamo e rispettiamo, ma alle quali non vogliamo somigliare. Per evitare il pericolo in agguato di vestirvi come loro, state alla larga da tutti gli eccessi, sia nel senso della stravaganza che nel senso della morigeratezza. Se tendete ad aggiungere troppe cose, togliete, se invece siete troppo spoglie, aggiungete qualche "addobbo". Per essere sicure di non trovarvi faccia a faccia con il vostro sosia (che sia un parente o meno) se siete in confidenza potete chiamarlo e sondare con fare circospetto il terreno su cosa ha intenzione di mettere per la serata. Se invece non siete in confidenza potete fingervi un lavoratore sottopagato di un call-center e chiamare per un generico sondaggio di opinione che verterà su domande del tipo: "Cosa ha intenzione di indossare la sera della Vigilia? E per il pranzo di Natale? No, guardi, Capodanno non mi interessa, che ho altri program...Che di quello si occupa un'altra mia collega". Se invece siete di quelle che fanno tutto all'ultimo minuto e vivono sul filo del rasoio e amano l'avventura, potete organizzare la cena/il pranzo delle feste da voi, servirvi di un marito/fidanzato/familiare/amico/figurante pagato profumatamente per aprire la porta e far accomodare gli invitati, e intanto voi dal piano superiore potete sbirciare il look di tutti i vostri commensali e andarvi a vestire veloci come saette e soddisfatte della vostra ineccepibile unicità.


Brenda e Kelly sempre grandi amiche (la foto è sgranata perché è degli anni '90 😄)

 

Samantha Jones prende tutto con ottimismo, anche l'essere vestita uguale a Miley Cyrus




2 - Vestirsi slutty

So che la tentazione è tanta, sarete stordite dall'ebbrezza delle feste, con le luci, lo spumante, il tempo libero, i ricordi che riaffiorano, l'alcool per farli affogare, il tipo che vi piace che magari casualmente è tra gli invitati (e non perché avete pressato amici/familiari/estranei assoldati e profumatamente pagati per averlo lì). E, per carità, lungi da me dirvi che non potete vestirvi slutty se siete maggiorenni e consapevoli di ciò che fate. Mi sento però in dovere di ricordarvi che potreste avere a che fare in queste feste con diversi parenti bigotti e deboli di cuore (o maniaci come lo zio di Bridget Jones). A voi la scelta, da me appoggiata, di fregarvene delle conseguenze che il vostro outfit potrebbe suscitare tra queste persone, ma se siete timide di natura che cercano di allargare gli orizzonti e accorciare l'orlo delle gonne, magari il momento migliore per sperimentare non è la cena della Vigilia coi parenti spaccaballe. Idem se non avete assolutamente voglia di ricevere e gestire occhiatacce, bisbiglìi, infarti, colpi apoplettici, risatine, reazioni inconsulte di gente sopra i 60 o sotto i 20. So che il principio dev'essere: "vestirsi come ci pare e fregarsene degli altri", lo credo davvero, ma a volte uno deve mettere in conto che ci saranno delle reazioni, e se non si sente psicologicamente pronto per affrontarle, agire di conseguenza e limitare i danni (disse la ragazza che passò l'intero pranzo di Santo Stefano a tirarsi giù il tubino anni '60 coi dettagli in pelle abbinato agli stivali alti al ginocchio).



 

Mean Girls




3 - Morire di freddo

Uno dei rischi impliciti, tra l'altro, nel "vestirsi slutty" del punto due. Anche qui l'ebbrezza natalizia e l'ebbrezza alcolica vi faranno credere di essere più forti di quello che siete. Non lo fate. Non pensate di poter uscire a dicembre senza collant, o di dimenticare la cuffia di lana perché vi rovina l'acconciatura, o di indugiare in scollature e tessuti in polyestere che non vi basterebbero nemmeno a ferragosto. Prima di uscire prendete il cappotto, non il pareo. E nemmeno la giacca di pelle, che è notoriamente per le mezze stagioni, a meno che non sia imbottita di montone (e allora è approvata).
Sciarpe, guanti, cappelli sono d'obbligo, sceglierli carini sarà una vostra responsabilità, un dovere e una sfida genere Santo Graal. Ma non rinunciate, non cedete, e soprattutto, non vi ammalate!


 









4 - Morire di caldo

Ricordate che spesso le cene e i pranzi natalizi si tengono in case agevolmente riscaldate (a meno che non siate da mia madre, che in nome della difesa ambientale e delle vampate di calore sono circa quindici anni che ci fa vivere senza termosifoni nonostante sia dicembre, o gennaio, o febbraio). In situazioni di generica sanità mentale, comunque, le persone a dicembre accendono i termo a una temperatura ragionevolmente confortevole. Perciò se sapete che passerete la maggior parte del tempo tra domestiche mura riscaldate, non optate per il maglione di pura pecora fatto a maglia da vostra madre (soprattutto evitate quelli che fa a maglia mia madre, che sono l'equivalente nella maglieria dei vecchi assorbenti Lines spessi come materassi che ci fanno sempre pensare: "Ma come facevano le donne prima?"). Lasciate nell' armadio anche le mutande di lana, gli scaldamuscoli, le lenti a contatto in pile. E non pensate neanche per un momento di presentarvi con gli Ugg, che sono inutili e orrendi oggi tanto quanto lo erano nel 2004.


La classe non è UGG
 
 
Infagottarsi fino a dissimulare la vostra identità è eccessivo, e comunque i parenti vi riconosceranno come Argo con Ulisse, non si scampa ai parenti




5 - Morire di imbarazzo

Sapete di cosa sto parlando. Avete visto Il diario di Bridget Jones, vero? Sapete tutto dei maglioni con le renne, giusto? Ebbene, a Natale si torna un po' bambini (almeno quelli di noi che lo sono mai stati, a volte incontro gente che secondo me è nata in giacca, cravatta e ventiquattr'ore) ed è facile indugiare in vecchi vezzi e infantili piaceri. Il latte coi biscotti (che sarebbe poi la mia risposta alla domanda: "Cosa mangeresti se dovessi mangiare la stessa cosa per il resto della tua vita?), i marshmallow abbrustoliti sul fuoco scoppiettante del camino (se siete di cultura angloamericana, o se siete dei poser, perché dai, chi mai si è sbruciacchiato i marshmallow quand'era piccolo qui in Italia?); poi ci viene voglia di guardare i vecchi film e i cartoni Disney che ci facevano sognare e di cui ancora sappiamo le canzoni a memoria, di giocare ad antichi giochi da tavolo che ancora aspettano che finiamo la partita iniziata ventisei anni prima. Siamo quasi tentati di scrivere una letterina a Babbo Natale, anche se tra un paio d'anni facciamo trent'anni, e anzi, soprattutto per quello abbiamo bisogno di qualcosa in questo mondo desolante che sia ancora magico (e gratis). In questo clima di beata indulgenza e beato stordimento infantile sarà un attimo indossare un outfit head to toe cozy e imbarazzante. Della serie "coperta con le mani", per intenderci. Penserete che il maglioncino peloso con le renne che fanno l'albero di Natale non sta male con i leggings di peluche che al posto delle tasche hanno omini di zenzero e sulla patta un pupazzo di neve parlante (per farlo parlare basterà tirare giù la cerniera, a forma di carota). Per quanto, anche qui, io non abbia niente di personale contro chi decide di vestirsi come un muppet o una bambina di cinque anni sotto anfetamine, ricordatevi che sarete in pubblico, un pubblico esigente e scassaballe come quello dei parenti, degli amici dei parenti, dei conoscenti degli amici dei parenti. E poi c'è anche quello che vi piace, ricordate, quello che avete attratto lì con i riti vodoo, le telefonate a pioggia a parenti di cui non sapevate neppure il nome, e i viaggi della speranza a Lourdes. Se volete presentarvi comunque in pigiama, piagnucolando: "Ma il mio pigiama ha gli orsetti che vanno sulla slitta e sorseggiano eggnog!", avrete la mia stima, ma non la mia emulazione. Come dire: ognuno per la sua strada. (Disse quella che ha passato metà dei Natali passati con i vestiti di casa slargoni del fratello, i maglioni rossi e bianchi fatti in casa dalla madre, e a volte, desolatamente, il pigiama).


Marc Darcy avrà pure il maglione con la renna, ma Bridget non è messa meglio
 
 
 

Ti presento i miei, ovvero quando devi rispondere a domande invadenti e scortesi sulla tua vita, il tuo lavoro, e devi farlo in pigiama 




6 - Avere l'outfit distrutto a metà cenone

Questi rendez-vous natalizi sono pieni di pericolosi invitati al di sotto dei dieci anni che scorrazzano impazziti per casa, esaltati dalle lucine colorate dell'albero, dall'eccitante attesa di Babbo Natale, da quella gioia cieca che abita il cuore dei bimbetti a Natale. Queste creature sono temibili, e voi lo sapete bene. Non fatevi intortare dai loro faccini imberbi e dalle vocette stridule, che loro useranno contro di voi per avere ciò che vogliono, ricordatevelo sempre. Se potete, fate di tutto per non sedervi accanto a loro, sono ancora poco civilizzati riguardo allo stare a tavola e potrebbero rovesciarvi addosso qualunque cosa (liquidi, solidi, gassosi), danneggiando forse irreparabilmente il vostro vestito; e poi non potrete neppure arrabbiarvi, perché, si sa, "sono bambini, non l'hanno fatto apposta". (Ci sono anche i delinquenti che lo faranno apposta, tra l'altro). Ora, tenuti a debita distanza i bambini, bisogna dire che non sarete comunque al sicuro, perché gli incidenti capitano. E anche i migliori e quelli idonei al voto possono rischiare di urtare il calice del vino e macchiarvi il vestito, inciampare sul nulla e rovesciarvi l'aperitivo addosso, impazzire e cominciare una battaglia di cibo che vi bersaglierà indebitamente. Soluzione? Vestitevi interamente di latex e vernice, che respingono i liquidi (ocio però al punto due). Oppure chiedete alla padrona di casa un grembiule in prestito per proteggervi. Probabilmente però sarà un grembiule orrendo, dunque portatevi un grembiule figo da casa, e non toglietevelo fino a quando tutti i generi alimentari e gli umani sotto i 12 anni non siano stati allontanati. Ricordatevi poi di non offrirvi mai di aiutare in cucina: oltre a mettere in discussione le perfette abilità della padrona di casa, mettereste seriamente a rischio il vostro outfit. Tenetevi egualmente alla larga da comunelle di uomini che vogliono accendere i fuochi d'artificio fai da te e, possibilmente, ma sarà dura, da gente ubriaca.


La neve nel cuore






7 - Essere negligenti sulla biancheria intima

Sappiamo quanto indossare qualcosa di bello e con cui ci sentiamo a nostro agio ci faccia star bene anche se non si tratta di qualcosa di visibile a tutti. E se ancora non lo sapete, provate, oppure aspettate qualche anno e questa verità sarà dimostrata scientificamente, con prove, trials and errors, gruppi di controllo e tutto il resto. Ne accennavo anche qui (non dovete leggere tutto che poi vi addormentate, scorrete giù fino a quando c'è Rory che non trova la sua biancheria). Per le feste i negozi di intimo si riempiono di completini adorabili, accattivanti, eleganti, troieggianti...Candidi come fiocchi di neve o rossi come le labbra sporche di rossetto del ragazzo che avete appena baciato sotto il vischio. Insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ma voi non lasciatevi imbarazzare, scegliete! Sceglietene uno imbottito o senza ferretto, con lo slip a vita alta o a vita bassa, una culotte o un perizoma (no vi prego, il perizoma no, è urendo), di pizzo o di seta. Curate l'abbigliamento intimo e vi sentirete subito meglio, sia che la vigilia prenda una piega inaspettata e libertina, sia che restiate otto ore inchiodate al tavolo coi parenti e col vostro piccolo segreto su cosa indossate lì sotto.


Sto scherzando!
 
 


 


 





Qui naturalmente sono seria 






8 - Sbagliare scarpe

Come non bisogna sottovalutare il potere della mutanda giusta (e del reggiseno abbinato), così non bisogna ignorare il potere delle scarpe. Questo è un noto faux pas per quanto mi riguarda, perché se fosse per me vorrei avere un solo paio di scarpe che andasse bene con tutto. Non ho mai amato fare shopping di scarpe (andate a prendere le acquasantiere per far uscire il demonio da me, me lo merito); le cose sono migliorate da quando vanno di moda le scarpe maschili: stringate basse, derby o Oxford, mocassini, slip on, stivaletti e stivali senza tacco. Sì insomma, ho problemi con le scarpe da donna. Invecch...Crescendo mi rendo conto però che le scarpe fanno l'outfit tanto quanto il resto, non sono solo "quelle cose con la suola che ci mettiamo per non prenderci la tbc". Sceglietele dunque con cura, quali che siano i vostri gusti. Occhio al tacco se non ci sapete camminare (anche qui, non è il caso di esercitarsi in un luogo pubblico e affollato di parenti), non indossate scarpe nuove per la prima volta (dovete camminarci qualche volta per risultare naturali nell'incedere), soprattutto se si tratta di tacchi estremi o modelli particolari.


                           Le Armadillo Shoes di Alexander McQueen                         
 



Quest'anno in particolare potete sbizzarrirvi con scarpe lucide di vernice senza sentirvi troppo Dorothy del Mago di Oz .







9 - Sbagliare trucco e/o pettinatura

Siete arrivate quasi alla fine, avete il vostro vestito o abbinamento preferito addosso, scivolare in chiusura sarebbe davvero un peccato. Una regola secondo me sempre valida è ragionare in maniera complessiva e non specifica, guardare l'insieme e non il dettaglio. Un trucco potrebbe essere di per sé ben fatto e bello da vedere, ma potrebbe stonare con l'outfit che avete deciso di indossare. Bisogna calibrare un po' le cose, pensare appunto mettendo in relazione ogni parte con l'altra, per arrivare a un "tutto" che sia equilibrato e sensato. Semplificando avete due scelte: assecondare il look che avete scelto, oppure "sdrammatizzarlo" inserendo un elemento di contrasto. Esempio: avete deciso di vestirvi da bamboline natalizie, con vestitino in velluto (grande trend), fiocchetti ovunque, mary jane ai piedi? Potete accordare trucco e pettinatura e farvi dei boccoli con due ciocche fermate da un fiocco sulla testa, ciglia finte e tanto mascara sugli occhi, labbra rosate, fard rosato steso a pomelli. Oppure potete decidere di smorzare un po' il look (il rischio del total look è avvicinarsi al travestitismo) e decidere di piastrarvi i capelli (niente treccine e codini), e fare uno smokey scuro non troppo pesante, un trucco leggero sul viso, niente faccia di cera o occhi da bambola. Ad ogni modo, tenete sempre a mente le vostre caratteristiche fisiche e cosa vi sta davvero bene, un criterio importante nella moda e ancora di più secondo me per trucco&parrucco. Più sono personalizzati più vi sentirete "voi stesse" e a vostro agio. Fate delle prove prima della cena o della festa in questione, e se non vi vedete bene provate qualcos'altro. Oggi grazie al dio Internet è più facile sapere come truccarsi e pettinarsi, poiché ci sono tutorial per tutti/e. Ma lei, perlomeno in Italia, è stata la prima...





10 - Essere perfette (ma prive di ogni spirito natalizio, o anche solo spirito)

Avete pensato a tutto, calcolato e ponderato ogni scelta, letto guide inutili o preziose su blog e riviste, siete riuscite ad ottenere un risultato che fa gongolare di gioia le voi stesse tredicenni che pensavano che non sareste mai riuscite ad essere così perfette. Ad ogni specchio o superficie riflettente (anche lo sportello del forno, ehi ma cosa ci fate in cucina, vi ho detto di starci alla larga!) vi rimirate soddisfatte con un ghigno di puro trionfo. Siete impeccabili.

Ehi, ma perché non mangiate? Non prendete nemmeno i cappelletti in brodo che ha fatto vostra nonna? Avete paura che il rossetto non regga? E perché adesso non rispondete a vostro nipote di otto anni che vi chiede di giocare con lui a Indovina chi? Ok, è vero, vi ho detto di tenervi lontane dai bambini, ma era solo se ci fossero state in giro pietanze pericolose...Adesso potete anche...Ehi, aspettate, avete appena fermato il ragazzo che vi piace e che vi stava baciando con passione, perché non volete che vi sciupi i capelli??!! No ragazze, non ci siamo, qui c'è bisogno che vi ricordi della regola aurea, la regola numero 10. La perfezione è l'inizio dell'autodistruzione (Abed, Community). Se "essere perfette" significa andare in paranoia su tutto, concentrarvi solo su voi stesse, dimenticarvi che siete lì per festeggiare e celebrare qualcosa al di là del vostro trucco e del vostro outfit (cose di cui pure essere contente, perché vi ci siete impegnate : ) ) allora tutte queste regole e le altre mille che leggerete ovunque non saranno servite a niente. Non risparmiate i sorrisi sinceri, le risate sguaiate, o le lacrime, per paura delle rughe o del mascara che cola. Non reprimete i vostri istinti, anche se sono sciocchi e vi dicono di inginocchiarvi per terra a giocare con i nipotini che hanno appena imparato a camminare. Non rinunciate a una fetta di pandoro, per paura degli zuccheri (che un po' comunque dovrebbero far paura!) o dello zucchero a velo che sporcherà il vostro vestitino di velluto.
Non rinunciate all'amore dei vostri cari, anche se è imperfetto.







Buon Natale Sorelle e Sorellastre!




Silvia