lunedì 31 ottobre 2016

Halloween 2016



Mentre rigiravo il calderone della mia zuppetta satanica (alias la minestrina in brodo che mi son fatta per ribattere a un incipiente mal di gola) pensavo a cosa combinare sul blog per questo Halloween. Non che il blog sia ancora seguito da qualcuno, né forse lo sarà mai, ma è pur sempre il mio spazietto, spaziuccio, amorevole cantuccio di cui ho deciso di prendermi un po' cura. Coff coff, torniamo profescional, dai, altrimenti è ovvio che questo poveretto di un blog lo condanno alla sempiterna solitudine, come ogni madre troppo appiccicosa e amorevole fa col proprio figlio.
Dunque, eccoci di nuovo ad Halloween, festa che apprezzo da sempre, un po' per il lato oscuro e gotico che, a piccole dosi, mi ha sempre affascinato e naturalmente per la possibilità che ci offre di spogliarci di noi stessi e di travestirci, anche se solo per una notte, da qualcun altro (di questo vi ho già parlato qui ). Ho deciso così di spulciare tutte le sfilate autunno/inverno 2016 (e intendo TUTTE) alla ricerca di outfit, abbinamenti, ispirazioni, idee, travestimenti per il vostro (ma di chi??) Halloween. Che sia utile come guida e fonte di ispirazione o meno, il risultato credo sia in ogni caso soddisfacente per immergerci un po' nell'atmosfera giusta. Dunque versatevi un pumpkin spice latte, mettetevi comodi e...Buon Halloween!



 
Colori: arancione, viola, bordeaux, blu
 
 
 
Dall'alto: Diane Von Fustentberg, Rick Owens, MSGM, Phillip Lim, Max Mara, Boss, Paul Smith, Rick Owens, Thomas Wylde, Christian Dior, Paul&Joe, Thomas Wylde

 

 
Carolina Herrera, Zac Posen, Sibling, Roksanda, Sibling, Zac Posen, Roksanda, Roksanda 
 
 
 
Tutto Sonia Rykiel 
 
 
 
Sacai, Talbot Runlof, Sacai, Sacai, Sacai, Fendi, Sacai, Sacai 
 
 
 

 
Simboli: gatti neri, ragni, ragnatele, numeri...

 
   
Foto piccole (da sinistra a destra): Marc Jacobs, Alexis Mabille, Marc Jacobs, ThreeasFour, Marc Jacobs, Thomas Wylde. Foto grandi (da sinistra a destra): Alexis Mabille, Quattromani, Paul&Joe, Marc Jacobs 
 
 
 
  
 
Mercoledì Addams e Bambola Assassina 
 
 
 Dall'alto: Sonia Rykiel, Marc Jacobs, Blugirl, Grinko,
Dolce e Gabbana, Redemption, Chanel, Blugirl
 

 
 
 
Grunge
 


Dall'alto: Simone Rocha, N21, N21,
Valentino, Valentino, Alexander McQueen, Bottega Veneta


 
 
 
Dr Jeckyll e Mr Hyde
  
 Tutto Thom Browne
 
 
 
 
 
Piumaggi, pelliccia, creature selvagge
 
 
Dall'alto: Saint Laurent, Marc Jacobs, Redemption,
Redemption, Marc Jacobs, Elie Saab, Thomas Wylde
 



 
 
Leopardato, felino
 
Dall'alto e da sinistra a destra: Akris, Isabel Marant, Redemption, Dries Van Noten
 
 
 
 
 
 
Pelle: Matrix, Dominatrice, Hannibal Lecter
 
 
 
Moschino, Moschino, Saint Laurent, Rodarte,
Mugler, Jeremy Scott, Redemption, Moschino,
Thomas Wylde, MashaMa, Cristian Dior, MashaMa,
Moschino, Gareth Pugh, Bottega Veneta, Gareth Pugh
 
 
 
 
 
Rossi: Vampira, Diavolessa
 
   
Foto grandi (da sinistra a destra): Saint Laurent, Moschino, Christian Siriano, Nina Ricci, Elie Saab, Saint Laurent. Foto piccole (dall'alto verso il basso): Sonia Rykiel, Nina Ricci, DKNY, Costume National
 
 
 
 
 
Bianchi: Fantasma, Sposa Cadavere
 
 

 Dall'alto: Moschino, The Row, Simone Rocha, Blugirl, Elie Saab
 
 
 
 
 
 
Neri, Gotici: Vampiri, Pipistrelli, Streghe
 
 
 
Foto grandi (entrambe): Saint Laurent. Foto piccole (da sinistra a destra): Moschino, Rodarte, Rodarte, Preen by Thornton Bregazzi, Preen by Thornton Bregazzi, Rachel Zoe, Saint Laurent, Saint Laurent, Rodarte, Moschino, Nina Ricci, The Row
 
 
 

Foto grandi (da sinistra a destra): Marc Jacobs, Gucci, Ann Demeulemeester, Elie Saab. Foto piccole (da sinistra a destra): Alexander McQueen, Fendi, Marc Jacobs, Marc Jacobs, Fendi, Marc Jacobs, Dries Van Noten, Moschino






Silvia

 
 



venerdì 21 ottobre 2016

Così fan tutti



L'altro giorno ho accompagnato una mia amica a fare shopping. L'allure Sex&theCity della vicenda finisce qui, in effetti, perché abbiamo vagato per strade molto poco newyorchesi, tutte infagottate e infreddolite, e al ritorno ci hanno anche fatto la multa alla panda grigio ponga parcheggiata a sbafo in un parcheggio privato. Ma in generale la cosa più straziante della giornata è stata ritrovarmi il sabato pomeriggio nelle vie del centro colonizzate dagli adolescenti invincibili* (vedi nota più sotto).
Erano anni che non mi capitava, e pensare che un tempo il giro in centro di sabato pomeriggio era la routine, una routine attesa con gioia, per di più. Comunque devo constatare che dai tempi delle medie non è cambiato molto, tira sempre la stessa aria di dopobarba scadente e arroganza da bulletti di paese. Per quanto riguarda strettamente i vestiti, regna un po' del solito truzzume da tronistidimaria, oggi declinato nel suo lato hip hop, e copie di mille riassunti, ovvero frotte di adolescenti vestiti tutti uguali.

Intendiamoci, io sono per il libero vestire, una variante del libero pensiero, perciò potrei anche essere magnanima nei confronti di chi fa scelte nell'abbigliamento ispirandosi a Claudiano e Katiuscia, o a chiunque altro sia distante dai miei gusti, ma quello che mi dà veramente fastidio e inasprisce i miei pensieri è il CONFORMISMO. Scrivo questa parola in maiuscolo per veicolarne visivamente il senso di sopraffazione.



 
 
 

Nella moda, come negli altri aspetti della vita, si sono instaurate regole ferree che cambiano col cambiare della corrente; ma se le infrangi nel momento in cui la corrente non è a favore, sei finito. Bollato come "sfigato", indicato come attrazione da circo, o, se ti va bene, come "eccentrico" (che è eufemismo per "strano", che è eufemismo per "non normale") e la gente si adopera in risolini e sghignazzi e stupore a buon mercato. Che dico io potreste risparmiare tutte queste manifestazioni di incredulità, tenervele buone per altre occasioni, perché onestamente credo che vi serviranno, che ci saranno nella vostra vita situazioni sicuramente più eclatanti di cui scandalizzarsi. Eppure le deviazioni dalla strada maestra, asfaltata non si sa bene da chi e non si sa bene quando, anche se minime destabilizzano sempre enormemente, con un rapporto causa-effetto che sinceramente reputo a dir poco sfalsato. Perciò io non avrei problemi a vedere vestiti fotocopia in giro per strada, se pensassi che a chi li indossa piacciono davvero, ma mi irrita invece sapere che molto probabilmente chi li mette lo fa "perché li mettono tutti" o "perché vanno di moda" e che se uno invece non li indossa loro si sentono in diritto, anzi in dovere, di gridare allo scandalo. Sembreranno stupidate, ma queste continue censure che subiamo dall'esterno secondo me finiscono per soffocarti, per inibire la tua creatività, il tuo istinto, il tuo entusiasmo. Il conformismo altera il gusto, anestetizza i cinque sensi, e pure il sesto senso, così che non riusciamo più a capire cosa davvero ci piace, delegando le nostre scelte al sentire comune, all'abitudine, a quella corrente insidiosa e piena di spifferi di cui parlavo prima.



Mean Girls
 
 
 

È difficile, parlando di moda, non cadere nella trappola del giudizio facile e un po' arrogante, magari anche acido, da fashion blogger stereotipata che si mette a sindacare su cosa è "giusto" e "sbagliato", su chi è cool e chi non lo è. Però non è questo che mi interessa, perché credo davvero che ognuno dovrebbe vestirsi come gli pare, sviluppare un proprio stile, codificato e monotematico, oppure eclettico e vario, o un non-stile, se la moda non fa parte dei suoi interessi, e vivere il più tranquillo possibile. È vero però che anche in questo blog compariranno dei "giudizi" e delle opinioni, che però saranno sempre personali, soggettive, e mirate alla definizione di quello che alla fine potrei arrivare a considerare il mio stile (per quanto io dubiti di averne uno), il mio gusto. Perché la mia opinione vale più della vostra? Perché questo è il mio blog! No scherzo, in realtà la mia opinione non vale più della vostra. E non solo perché dovrei studiare, leggere, conoscere molto di più di questo o di altri argomenti per parlarne con cognizione, perché anche allora, trattandosi di moda, quindi di arte, la mia opinione non varrebbe necessariamente più di quella di un altro. È la soggettività dell'arte, quell'aspetto fatuo, inafferrabile, incerto che rende le discipline umanistiche molto avverse alle persone di scienza e che le rende così vicine alla vita. Non dico che non ci siano conoscenze da acquisire e tecniche da imparare, che non ci sia metodo nell'arte, e nella moda, dico solo che il metodo qui non è tutto, e il gusto personale, quindi la variabile umana, ha sempre una certa influenza. Proprio in virtù di questa soggettività dell'arte, e della moda, che per me ne è semplicemente una forma, dovremmo avere maggiore indulgenza e soprattutto leggerezza nel giudicare gli outfit, le sfilate, i vestiti, nel parlare insomma di questi argomenti. Parafrasando la cara Andy de Il diavolo veste Prada : "Non ci stiamo curando il cancro".



Twiggy wearing a newspaper dress and enjoying herself





*Adolescenti Invincibili: ragazzini di età compresa tra i tredici e i diciannove anni convinti che i loro ormoni li salveranno da ogni male e pericolo, proteggendoli e conservandoli in imperitura giovinezza ed eterno vigore. Essi sono così pronti a lanciarsi senza pensiero in mezzo alla strada, attraversando a piedi, in bici o motorino, beatamente convinti che la tua macchina non potrà mai sfiorarli. Si dilettano in attività ad alto rischio e in giudizi categorici e avventati senza la minima coscienza di quello che fanno o pensano, ostentando sempre arroganza e sfrontatezza o, nel migliore dei casi, indifferenza.




Silvia

venerdì 14 ottobre 2016

Walk Unafraid

 
 
 



Walk Unafraid è una canzone dei REM del 1998, qui cantata, a mio parere meravigliosamente, dalle sorelle del duo First Aid Kit. Questa cover è stata usata nel film Wild (2014) di Jean-Marc Vallée, con sceneggiatura di Nick Hornby, tratto dal libro autobiografico Wild - Una storia selvaggia di avventura e rinascita (Wild: From Lost to Found on the Pacific Crest Trail) scritto da Cheryl Strayed (di cui trovate qualche citazione più sotto). Il film ha come protagonista Reese Witherspoon, immersa in un viaggio attraverso la Natura, il suo passato, la sua vita. È la storia di un viaggio solitario e coraggioso, una storia di rinascita dal dolore, simile per ambientazione e stile narrativo al film Into the wild, ma con una voce femminile e una focalizzazione forse più intima, che si concentra sulla vita della protagonista, quella che lei non riconosce più come sua e che subisce passivamente, e sul dolore personale e le ferite del passato che l'hanno portata fino a lì. Il viaggio di Cheryl lungo la Pacif Crest Trail non è infatti una ribellione ideologica contro il sistema socio-economico, politico, culturale, ma una ribellione personale contro la "sua" vita, contro le circostanze che si sono create, contro un destino che la vede vittima e non artefice. Scarponcini, shorts, maglietta e zaino in spalla, Cheryl decide di riprendere possesso della sua vita passo dopo passo, in salita, lungo un percorso così arduo e impervio da scoraggiare gli avventori solitari, e infatti molti le diranno di non andare, o la guarderanno come se fosse pazza per questa sua decisione. Nonostante tutte le difficoltà, e ce ne saranno tante, anche abbastanza raccapriccianti da guardare, lei andrà avanti nel suo percorso, sulla sua strada.
Non vi sto a dire come finisce, ma quello che più mi è piaciuto è il messaggio di rinascita, dolorosa ma necessaria per superare la morte che è in ogni "fine" della nostra vita, il messaggio di fiducia in noi stessi e nelle nostre forze, anche se a volte queste sembrano abbandonarci e ci sentiamo più deboli di quanto in realtà siamo, il messaggio, infine, di indulgenza che dobbiamo avere nello sguardo che dedichiamo al nostro passato e ai nostri presunti errori, perché arriva sempre il momento di lasciar andare quello che è stato e di concederci un'altra possibilità.




I'm a free spirit who never had the balls to be free.
 
 
 
 
 
 

I knew that if I allowed fear to overtake me, my journey was doomed. Fear, to a great extent, is born of a story we tell ourselves, and so I chose to tell myself a different story from the one women are told. I decided I was safe. I was strong. I was brave. Nothing could vanquish me.
 
 
 
 
 
 
What if I forgive myself? What if I forgive myself even tough I'd done something I shouldn't have? (...) What if I was sorry, but if I could go back in time I wouldn't do anything differently than I had done? (...)What if what made me do all those things everyone thought I shouldn't have done was what also had got me here? What if I was never redeemed? What if I already was?
 
 
 
 
 
How wild it was, to let it be
 
 
 
 
Silvia
 


venerdì 7 ottobre 2016

Non ci guarderemo indietro mai




 
 
 
Le superiori mi hanno fornito un prezioso insegnamento in merito agli occhiali da vista: non bisogna portarli. Le lenti a contatto mi sono sempre sembrate troppo macchinose, perciò preferisco strizzare gli occhi, con l'idea che se una cosa si trova a più di due metri di distanza me ne occuperò una volta arrivato lì. Forse era diverso nel diciottesimo secolo, quando tutti portavano montature metalliche quasi identiche, ma l'ampiezza dell'assortimento odierno fa sì che scegliendo una montatura uno sia costretto a dichiarare di essere un certo tipo di persona, o, nel mio caso, un certo tipo di insetto. Nel 1976 portavo occhiali così grossi che avrei potuto pulire le lenti con un tergicristallo. Non solo erano enormi, ma anche verdi, e con il marchio di Playboy in rilievo sulle astine. Oggi una montatura del genere sarebbe ridicola, ma all'epoca risultava elegante. Il tempo è crudele con tutto, ma sugli occhiali da vista sembra accanirsi con particolare ferocia. Ciò che oggi ti sta bene, puoi scommettere che tra vent'anni sarà motivo di imbarazzo, il che, naturalmente, costituisce il problema della moda in sé. Il design può anche raggiungere un apice, ma non succede mai che decida di fermarsi lì. Continua invece a esplorare, nel tentativo di soddisfare il nostro insaziabile bisogno di comprare roba nuova.
 
Quando siete inghiottiti dalle fiamme, David Sedaris
 
 
 
Ora magari sareste tentati di smentire tutto, riaffermando con orgoglio il sempiterno, sempreverde, beneamato (amato sul serio, non sono ironica) La moda passa, lo stile resta , motto che la cara Coco non immaginava avrebbe invaso le bio e le presentazioni dei blog di moda di tutto il mondo. E certo, lo stile resta, ma non resta sempre uguale a sé stesso, anche quello può cambiare ed evolversi e farsi influenzare, un po', poco, un minimo dai, dalle mode. Quando prendiamo come riferimento uno stile vediamo comunque come esso non rimanga identico con il passare del tempo: lo stile anni '70 che si usava negli anni '70 (intrinsecamente differente, come abbiamo visto qui) è diverso dallo stile anni '70 di ritorno negli anni ' 90 o dallo stile anni '70 rievocato nelle collezioni del 2010. A volte le differenze sono lievi e impalpabili come uno chiffon da Elie Saab (spazio per gli applausi), sono dettagli, sfumature, spesso cambiano semplicemente i capelli, il trucco, le scarpe. Quei particolari che poi distinguono il vestirsi secondo uno stile ispirato agli anni '70 oppure vestirsi realmente vintage, o, ancora, travestirsi per andare a una festa in costume (il confine tra vintage e costume o travestimento è a volte davvero davvero labile, o forse inesistente. Non che questo sia un appunto negativo, solo un dato di fatto.).
La moda infatti, quando non inventa qualcosa di nuovo, quando non stravolge uno stile, ma invece lo recupera, comunque lo rielabora, lo aggiorna all'anno corrente. Potrebbe essere per una ricerca artistica, l'esigenza di esplorare nuove possibilità e riflettere su nuove evoluzioni (la moda è pur sempre arte), potrebbe essere, come ci ricorda Sedaris, per una ragione economica, per il tentativo di soddisfare il nostro insaziabile bisogno di comprare roba nuova (la moda è pur sempre economia). 
 
Perciò se anche siete convinti di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda in effetti indossate un golfino che è stato selezionato per voi dalle persone qui presenti... in mezzo a una pila di roba. Come direbbe l'algida e insopportabile e ben vestita Miranda Priestly. E se anche avete uno stile estremamente personale, stravagante, distante dalle influenze della moda del momento (che ne so, magari andate in giro vestiti da cosplay di Sailor Moon, è un vostro diritto), ci sono buone possibilità che tra vent'anni, ma anche solo tra dieci, vi guardiate indietro con un misto di imbarazzo, compatimento, disagio e disapprovazione per le vostre scelte stilistiche. Tranquilli, è normale (e poi eravate vestiti da Sailor Moon, buondio!). Questo perché anche voi, miei cari lettori e lettrici, cambiate, e forse rinsavite, o forse vi imborghesite, o forse, semplicemente, senza nessun tipo di giudizio, cambiate. E cambiate idea sulle vostre scelte passate, che un tempo sembravano valide, grandi idee addirittura. 
 
 
 
Le ragazze di Sex&theCity nei fulgidi anni '80.
Uno stile più classico e sobrio, come possiamo vedere dalla seconda e terza foto, gode forse di maggiore immunità dal senso del ridicolo postumo, ma rischia di essere un po' noioso e scialbo nel presente.
 

 
Il problema è che adesso Facebook (e Facebook per quanto mi riguarda è sempre un problema) riesuma foto dal passato e le espone alla pubblica gogna. Così quegli "errori di gioventù", quei faux pas dei tempi andati, quei fashion regrets che tutti ci portiamo dietro riprendono vita come zombie che ci perseguitano, affamati della nostra dignità. Un tempo questo ludibrio era circoscritto a una cerchia piuttosto ristretta di persone, familiari e amici che entravano per pochi attimi in possesso dei pericolosissimi album di famiglia, o che venivano a casa vostra senza preavviso impedendovi di nascondere le gigantografie improbabili che vostra madre tiene alle pareti. Il ludibrio diveniva pubblico solo per le star e la gente famosa, con i giornali e giornaletti e poi internet che si divertivano a far rimbalzare nuovi scoop di vecchie foto. Ma ora che tutti vogliamo essere famosi per sapere di esistere, o meglio, ora che abbiamo gli strumenti per farlo, non c'è clemenza che ci protegga, e quella tuta lilla con la scritta di strass che indossavi in seconda media potrebbe far capolino nella tua homepage, e in quella di tutti i tuoi amici e conoscenti, e rimanere impressa nell'internet da qui all'eternità.



Il bodyguard ha lo sguardo basso di chi dice: "Ho provato a dirle che non era una buona idea, ma non c'è stato niente da fare". (E ammetto che nel 2001-2002 questo look non l'avrei trovato male)



 
Dello stesso periodo, suppongo, questo outfit da squaw di Jennifer Lopez. Inutile negare che per un po' il poncho è stato per me un oggetto del desiderio.
 
 
 
 
Chi è senza peccato scagli la prima sneaker con la zeppa
 
 
 
 
 
La cravatta con la canottiera forse non era una buona idea, ma il sabato pomeriggio in centro la sfoggiavo sentendomi fashion e un po' ribelle al tempo stesso (ahhh i tredici anni)
 
 
 
 
In Heathers loro erano le "ragazze cattive" della scuola, che terrorizzavano gli altri prendendoli naturalmente in giro anche per come vestivano. Era il 1989. Oggi forse sarebbero loro ad essere prese di mira per le giacche con gli spallotti, le spille sui colletti, le pettinature cotonate. (Non che Le Sorellastre approvino questa o altre forme di bullismo, ognuno è libero di vestirsi come vuole, per carità divina!)
 
 
 
Il mio consiglio è di chiudere a chiave il mobile con gli album di famiglia, non far entrare nessuno in casa, non condividere la vostra password Facebook con nessuno, nemmeno con il fidanzato che tanto poi vi lasciate (e dai, scherzo, love is the answer), e di togliere il saluto a chiunque posti su un qualunque social network una vostra immagine non autorizzata, con indossi vestiti non autorizzati. (Per le foto nude invece non c'è problema). Oppure, in alternativa, potreste guardare le vecchie foto con tenerezza, indulgenza, malinconia verso una versione di voi stessi più giovane e più ingenua, e capire che in fondo ogni cosa ha avuto un senso, anche se solo per un attimo.
 
 
 
Mia madre a metà degli anni'80, con degli occhiali da sole da mosca che farebbero invidia a quelli di David Sedaris
 
 
 
 
 
Silvia