venerdì 2 dicembre 2016

Gilmore Girls - A year in the life (Spoiler! ☺) e perché era meglio il finale della settima stagione



Eccoci qua, di nuovo a parlare di Una mamma per amica ! (Il punto esclamativo ha lo scopo di suscitare il vostro entusiasmo e di mettere a tacere ogni possibile: "Ma come?! Ancora?!). Metaforicamente, a voi che siete appena sbarcati sul mio blog offro un daiquiri e una collana di fiori. Ecco, ora che siete ben disposti e un po' brilli, possiamo iniziare a parlare, di nuovo, di Una mamma per amica.





La settimana scorsa abbiamo analizzato lo stile delle protagoniste, riassumendo i loro vestiti preferiti e ricorrenti. Oggi invece, come promesso/anticipato, ci addentreremo nelle nuove puntate uscite su Netflix, che sono quattro, lunghe un'ora e mezza ciascuna. E anche se molti di voi lettori invisibili le avrete già viste, per sicurezza ho messo lo spoiler alert, perché non vorrei mai essere quella x£#àçx*zx?x! che vi rovina qualcosa, figuriamoci le quattro parole finali!


Non sono d'accordo con l'opinione totalmente negativa che circola in rete. Certo, anche secondo me ci sono stati tanti momenti imbarazzanti, stonati, persino noiosi: il sogno di Lorelai, alcune riunioni cittadine troppo allungate, la brigata della vita e della morte (wtf), il musical, bocciato praticamente da chiunque, lungo quindici interminabili minuti (psst: ho mandato avanti), la terapia, ripetitiva e poco proficua, così come le scene sul libro che Rory doveva scrivere su quella tipa insopportabile. L'idea di Wild l'ho trovata carina, anche se un po' allungata e abbastanza insolita per Lorelai. Tra l'altro tante citazioni, tipiche dello stile di scrittura di questa serie, ormai le percepisco come forzate, mentre prima, inserite in dialoghi più brillanti e ritmati, sembravano più naturali, le digerivo bene anche quando non conoscevo effettivamente il riferimento, perché erano scorrevoli e inserite in un contesto, non solo un esercizio di name dropping.


Scena d'apertura di "Inverno", puntata ricca di atmosfera "Stars Hollow", con Lorelai che sente "odore di neve"


Quelle che mi sono piaciute meno in questo revival purtroppo sono state proprio Rory e Lorelai, molto lontane da loro stesse, ma entrambe avevano già subito questo declino nelle ultime stagioni. Rory era già cambiata con Logan (come facciamo a liberarci di Logan, pallottole d'argento? TeamJess, by the way) e purtroppo non si è più ripresa, nemmeno tornando a Yale e riappacificandosi con la madre. È diventata sempre più la ragazza egoista, superficialotta, lagnosa e presuntuosa che sarebbe stata se fosse cresciuta nell'ambiente snob dei nonni. E infatti la vediamo ancora grande amica di quei fighetti figli di papà della brigata della vita e della morte (fase che secondo me doveva esserci, nella vita di Rory, ma doveva anche finire...), amante di Logan quando entrambi sono fidanzati (e Rory aveva già fatto l'amante) e menefreghista verso quello che comunque, intento comico o no, ci viene presentato come il suo ragazzo. Mentre Lorelai è sempre meno divertente e più “buffa” stile circo, sempre meno sicura e risolta e preda invece di crisi che solo lei capisce (quell' “ora o mai più” pieno di pathos che secondo me non ci stava per niente). La sua storia qui poteva essere interessante, tra la perdita del padre, la decisione di sposare Luke, l'idea di espandere il Dragonfly . Però a me è sembrato tutto abbozzato, non approfondito, non naturale. La vediamo partire per questo viaggio iniziatico e risolutore come se con Luke chissà cosa fosse successo (quando lui tranquillo e pacifico aveva già superato quel mezzo litigio e si era messo ad aggiustare la mensola, che caro Luke, sempre pragmatico e affidabile). Insomma Lorelai per me non è più la stessa, è diventata vittima del suo personaggio, dell'idea di Lorelai che deve far ridere o che deve fare drammi e andare in crisi, se la confrontiamo con le vecchie serie è un personaggio molto meno divertente e molto meno carismatico.


 
 
Nonostante questo, e altre debolezze che vedremo, qualcosa da salvare c'è eccome. Non sarà un merito enorme, in quattro puntate e circa sei ore in totale, ma comunque mi sento di apprezzare ciò che di buono è stato fatto su un prodotto per cui c'erano aspettative immense, e su una storia e dei personaggi che avevamo lasciato quasi dieci anni fa. Riprendere in mano questo materiale dopo tanto tempo non dev'essere stato facile, né per gli autori né per gli attori, perché sappiamo che i mezzi, ovvero i soldi, non bastano, è molto più importante riuscire a sintonizzarsi su quello che si vuole creare, riuscire a riprendere le cose com'erano, rispettandone l'origine, lo spirito, il carattere già definito, ma riuscendo anche ad affrontare dei cambiamenti inevitabili dopo tanto tempo. Insomma il progetto era delicato e per questo ho cercato di partire con le aspettative ridotte al minimo. La serie infatti per quanto mi riguarda era già peggiorata anni fa, e non solo nella settima stagione, ma già dalla sesta, che ancora era nelle mani della pur sempre cara Amy Sherman Palladino. Già aver fatto quattro-cinque stagioni perfette secondo me è tantissimo, poiché portare avanti una serialità sempre allo stesso livello di qualità è forse impossibile, considerati i tanti personaggi, le tante storyline, e la continuità, per questo raggiunto il picco di qualità si dovrebbe smettere, invece di trascinare le cose in nome del successo e della nostalgia (che poi si crea perché inevitabilmente ti affezioni ai personaggi e alle storie). Dalla sesta la qualità della scrittura, delle trame, era calata, con battute forzate e tiepide, trame allungate, noiose, o troppo bizzarre, e i personaggi erano sempre meno fedeli a loro stessi: Lorelai e Rory, come già detto, avevano iniziato il declino che vediamo confermato in questa serie, mentre gli altri abitanti di Stars Hollow erano stati ridotti a macchiette buffe o così bizzarre da risultare un po' patetiche (mentre nelle prime stagioni ciascuno era ben caratterizzato, autentico insomma, nonostante la sua “stranezza”).

 




 In queste nuove puntate la qualità è altalenante, si alternano, un po' in ciascuna puntata, momenti belli, nostalgici, divertenti, commoventi, omaggi “dovuti”, a momenti in cui mi chiedevo: “Ma perchè?”. Dei momenti noiosi o assurdi (i momenti "Ma perché?") abbiamo già parlato, vorrei ora cercare di concentrarmi sulle cose belle, perché dopotutto penso sia molto facile giudicare negativamente e stroncare un prodotto o un'opera, e non mi va di farlo in maniera totale ed estrema se non penso di essere nella posizione di saper creare qualcosa di meglio. È una forma di pudore da parte mia, che mi spinge a chiedermi: "Ma Silvia, se avessi dovuto scriverla tu una serie, avresti saputo fare di meglio?". Perché è molto diverso saper giudicare un'opera (esercizio comunque utile e non facile) e saperla creare (esercizio a mio parere molto più complicato).



Momenti belli, nostalgici, divertenti, commoventi:


- Il tributo a Richard. Il ricordo di questo personaggio attraversa tutte le quattro puntate, come sarebbe naturale per un lutto. Se perdi una persona cara, infatti, il suo ricordo ti accompagnerà sempre, anche se in modo diverso...Prima è come un quadro che prende tutta la parete, il dolore occupa tutta la tua vita, poi pian piano si ridimensiona e si trasforma in un quadro della giusta misura che saluti ogni giorno, prima di andare avanti con la tua vita.


- Il ricordo di Lorelai del padre. Ok, un po' patetica la "rivelazione sulla collina", ma non potete non esservi commossi a sentire il ricordo della Lorelai tredicenne, col padre che "la viene a salvare" e condivide con lei un pomeriggio rifrancante a base di dolciumi e film (Grease e An unmarried woman, "Uno per te e uno per me", dice Richard), che saranno poi un comfort costante nella vita di Lorelai.


- L'incontro tra Dean e Rory. Breve, è vero, ma intenso, dolce, nostalgico, emozionante nonostante io non sia mai stata TeamDean. Dopotutto la storyline con Dean è stata sfruttata fino alla fine, in quale altro modo la puoi riprendere? Tutto quello che poteva esserci c'è stato, e tanto tempo fa, sarebbe stato forzato e finto ricreare qualcosa tra loro a distanza di più di dieci anni. Secondo me il loro breve incontro casuale e quello che si dicono è sia un omaggio ai fan (l'amido di mais!) sia realistico, plausibile.


- L'incontro illuminante con Jess. Come al solito lui la sprona e le indica una via, dimostrando di conoscerla meglio di chiunque altro, anche di quanto lei stessa si conosca, così persa nella sua crisi esistenziale. Nonostante, anche qui, le brevi apparizioni, il suo ruolo è stato comunque significativo e con due parole ha dato il via all'idea del romanzo, idea che forse ho più apprezzato e trovato sensata per Rory e per la serie (ok, non un'idea super originale, però comunque bella). Non potete non esservi commossi un po' quando lei è a casa dei nonni e si sentono le voci di conversazioni passate, e poi si mette al tavolo del nonno a scrivere.


- Il ritorno alla Chilton. Un salto indietro nel tempo, che ci ricorda come dentro ognuna di noi vive ancora la sedicenne insicura del liceo. Paris qui è la vera protagonista, con una performance azzeccata e coerente con il suo personaggio. (Perché Rory non ha accettato di insegnare lì?! Secondo me sarebbe stata perfetta...La "vecchia Rory" perlomeno lo sarebbe stata).


- Il bar segreto. In perfetto stile Gilmore senza essere over the top , esagerato o noioso come altre "trovate". In più ci sono Lane e Zack che suonano sullo sfondo : )


I personaggi secondari. Nonostante non abbiano grandi sotto trame proprie, sono rimasti tutti fedeli a loro stessi, a quelli che erano "all'inizio", e sono quelli che più sono riusciti a strapparmi un sorriso o una risata. Kirk con Petal ♥ , il maialino con cui si accompagna! Soft spot: amo i maiali, sono animali sensibili e intelligenti mio feticcio storico, tanto che li colleziono sotto varie forme da quando ero piccola. Poi Michel, Paris e Doyle, Lane e Zach e il gruppo che ancora resiste, Babette e la gang dei trentenni, il menestrello e la nuova menestrella che è sua sorella!


- Luke. È sempre lui, affidabile, schivo, un po' burbero, ma in realtà protettivo ed affettuoso con Lorelai, Rory, Jess, April. Il rapporto tra Luke e Jess, dalle personalità molto simili, protettivi l'uno con l'altro ma sempre con una vena di ironia e sarcasmo. E poi la dichiarazione d'amore dolcissima che Luke fa a Lorelai nel finale, dicendole che quello che hanno è tutto ciò che lui desidera, molto più di quanto abbia mai sperato, e che sarà disposto a fare di tutto per mantenerlo (e infatti per lei fa qualunque cosa, anche cercare di andare d'accordo con Emily, che con lui è sempre molto critica. Mi ha fatto troppo ridere alla cena del venerdì quando Luke cerca di abbracciarla, ed è stato troppo carino al funerale di Richard quando si occupava di aggiustare le cose che non andavano in casa). E quanto è tenero Luke quando fa da mangiare a Paul Anka??


- Emily. Cambia vita più di tutti gli altri e dimostra la sua forza interiore e la sua onestà. Il suo arco narrativo in quattro puntate è probabilmente il più interessante e commovente, ed è stato unanimemente apprezzato. È come se avesse finalmente fatto un cambiamento che sottilmente covava da tanto tempo; la morte di Richard ha messo fine a ogni formalità di facciata, a ogni ipocrisia che aveva sempre avuto peso nella sua vita.


- La canzone della ragazza solista nel musical. È bella e commovente e riassume in qualche modo la situazione di Rory e Lorelai, entrambe in crisi, e lo spirito di questa miniserie.



Il punto secondo me sta proprio qui, nella scelta di raccontare dei personaggi (Emily, Lorelai, Rory, le Gilmore insomma) in crisi.




Una mamma per amica non è mai stato uno show che puntava sul realismo, sull'aderenza all'attualità e alla realtà nelle sue circostanze anche più dolorose. Direi anzi che il punto forte della serie è stata proprio la creazione di un mondo idilliaco, ameno, lontano dalle brutture del mondo reale. A Stars Hollow non c'erano crimini, non succedeva mai niente di grave e si festeggiava per aver messo un nuovo semaforo in una strada in cui non passava comunque nessuno. Era un universo alla Pleasantville (film che sto per SPOILERare), e, come in quel caso, anche noi avremmo voluto essere catapultati nello schermo e nel paesino suggestivo e magico dove si celebra qualunque cosa, ogni giorno è una festa e niente di brutto ci può accadere. Poi, certo, c'era Hartford, città reale, a fare da contraltare e a ricordarci che Stars Hollow era un'eccezione; Lorelai e Rory erano un po' il tramite tra il mondo reale che noi conosciamo e il mondo di Stars Hollow, spesso infatti Lorelai faceva commenti ironici sugli altri abitanti del pittoresco paesino e su cosa succedeva in città, sebbene alla fine in cuor suo amasse quelle "stranezze" e ci si trovasse bene. Però noi non vivevamo ad Hartford, vivevamo a Stars Hollow con Lorelai e Rory, e andavamo in città solo per le cene dei nonni il venerdì o per andare alla Chilton : )




 Non sto dicendo che niente di triste o difficile sia mai successo nella serie. Si sono affrontate le difficoltà realistiche del crescere, i problemi di Rory ad ambientarsi nella nuova scuola, le relazioni madre-figlia complicate (tra Lorelai ed Emily naturalmente, ma anche tra Lane e la signora Kim). C'è stata mostrata poi la sofferenza per la fine di una storia d'amore, il distacco difficile dalla vita dell'infanzia e dell'adolescenza per andare al college, e insomma varie difficoltà quotidiane e naturali ma in una vita comunque felice e privilegiata.


La serie aveva un carattere idealistico, aspirazionale. Lorelai e Rory hanno sempre avuto un rapporto madre-figlia ideale, quello che tutte noi vorremmo avere con nostra madre, sono entrambe giovani, intelligenti, belle, divertenti, indipendenti e sicure di loro nei loro obiettivi (Lorelai si è costruita una bella carriera, Rory ha un'ottima carriera scolastica), hanno ciascuna una migliore amica fidata, qualcuno che le ama o vuole amarle, un'intera città che le adora. E, anche se Lorelai non sarebbe contenta di questa precisazione, sono anche molto ricche, o perlomeno in caso di necessità hanno "le spalle coperte", e sappiamo che più di una volta si giocheranno la carta dei nonni (la retta della Chilton, la retta di Yale...). Niente di davvero drastico e drammatico è mai successo, in una serie che, nonostante il tono spesso comico, ironico, leggero, non è mai stata di certo una sit-com, ma si presentava piuttosto come una comedy-drama sulle relazioni personali, che a volte erano complicate e si portavano dietro vecchi rancori. Gli unici personaggi che sono morti in tanti anni sono stati personaggi secondari e ultracentenari (Frannie, sulla cui morte Lorelai e Sookie ironizzeranno senza pietà, contenendo a fatica l'entusiasmo perché potranno finalmente impossessarsi della locanda dei loro sogni; la terza Lorelai, ovvero la madre di Richard, che lascia loro un'eredità cospicua. Insomma, se anche moriva qualcuno, loro in qualche modo ci guadagnavamo qualcosa, letteralmente : D).




Ma nonostante fossero delle privilegiate (andiamo, una delle crisi più difficili della giovane Rory è stato decidere se andare ad Harvard o Yale) ci stavano comunque simpatiche perché erano divertenti, certo, e perché non erano snob viziate che si accomodavano sugli allori ma, grazie al cambio di vita voluto da Lorelai per lei e per sua figlia, erano due donne determinate e concrete che si impegnavano per raggiungere i loro obiettivi. I loro successi erano insomma motivati, vediamo con che dedizione e passione studia Rory, sempre con un libro in mano, e la stessa Lorelai, meno “accademica” ma sempre pronta a migliorarsi (prende il diploma, dirige l'hotel, decide di mettersi in proprio). E le storie d'amore che avevano, nonostante significassero tanto, venivano sempre dopo loro stesse, il loro rapporto, che era il punto focale della serie, e i loro obiettivi personali. I ragazzi Gilmore erano parte del progetto della loro vita, non tutta la loro vita (in questo credo che sia giusta la definizione che Lauren Graham ha dato alla serie: sottilmente femminista).


La prima grande crisi che affrontano, e che mette in discussione davvero il loro rapporto, segna anche, per quanto mi riguarda, l'inizio del declino dello show. Loro due che si allontanano, intere puntate in cui non si parlano, le loro vicende singole che perdono di valore se non c'è il filtro del loro rapporto complice a restituircele. Parallelamente, in quel periodo in cui Lorelai e Rory sono state divise, è andata peggiorando anche la scrittura, lo stile, con battute sempre meno efficaci, più rimasticate, più forzate, un gioco alle citazioni e al calembour fine a sé stesso, non ben contestualizzato come prima. Forse è stato solo l'inizio della stanchezza degli sceneggiatori, naturale su un materiale che hai rimescolato per cinque anni e da cui hai tratto così tante cose buone e preziose. O forse lì vedo uno scollamento definitivo tra quello che io volevo per la serie, e quello che voleva Amy Sherman Palladino (e pare che lei avesse l'ultima parola).




Questo revival si apre praticamente con un lutto, e in tutte le puntate-stagioni si affronta la crisi, di Emily, di Lorelai, di Rory. C'è insomma la certezza che tutto è cambiato, che niente sarà più come prima, e che quell'obiettivo comune, la realizzazione del sogno di Rory, si è in qualche modo infranto, scontrato con la Realtà. Crisi economica, crisi dei trentenni, Rory che non è più centrata, determinata e inarrestabile ma molto confusa e sperduta, senza certezze. La scelta di descrivere una Rory così “fallibile” può essere presa in due modi: da un lato può anche farci piacere, ovvero consolarci, farci sentire capiti, perché appunto si trova in una condizione che è comune a tanti. È una giovane donna che, nonostante i risultati accademici e il valore personale, si trova ad essere precaria nella vita personale e lavorativa. Potrebbe farci sentire meno soli, potrebbe restituirci il senso di giustizia di una scelta narrativa che mira ad essere realistica, adeguata ai tempi che viviamo. Dall'altro lato, però, può essere vista come una cosa molto deprimente, della serie: “Se neanche Rory ce la fa, come potremo farcela noi?”. E credo che questa reazione prevalga tra i fan proprio per la natura della serie, che, come dicevo prima, non è realistica ma idealistica, ci mostrava qualcosa a cui aspirare, qualcosa da sognare. Abbiamo sempre preso Rory come modello, l'abbiamo vista crescere con degli obiettivi e con la disciplina e la dedizione per raggiungerli, si è diplomata alla Chilton e laureata a Yale, maledizione! Vorremmo vederla realizzare tutto ciò che le era stato e ci era stato promesso.




A me è piaciuta la crisi di Rory nella quinta-sesta stagione, quando decide di lasciare Yale. Era una scelta spiazzante per il suo personaggio ma era anche sensata, secondo me, perché mi sembrava logico che avesse almeno una crisi nella sua giovinezza e ancora più logico che questa crisi iniziasse quando qualcuno, per la prima volta nella sua vita, le avesse detto che non poteva fare quello che voleva, che non ne aveva la stoffa. Dopo essere stata abituata a vedersi come perfetta, infallibile, destinata al successo, per la prima volta qualcuno di importante nel campo la mette in discussione, anzi le nega quell'immagine di sé stessa che aveva e che tutti non facevano che confermare. I personaggi troppo perfetti non sono mai simpatici (vedi Topolino), e far commettere degli “errori” a Rory era fondamentale perché crescesse e perché fosse un personaggio più complesso e reale. Quello che però ci si aspettava, credo, era vederla superare quella crisi (come teoricamente fa nella sesta stagione), tornare sulla sua strada e realizzare i suoi sogni!




Molto sconfortante vederla invece così irrealizzata, vedere Lorelai e Rory cambiate e distanti (a me lo sono sembrate purtroppo) ed è triste pensare che tutto cambierà sempre di più, perché Rory avrà un bambino, e cosa farà, lo crescerà insieme alla madre e a Luke?  Lo crescerà da sola come Lorelai?  Cioè è ovvio che le cose cambiano e la gente cresce, ma Una mamma per amica erano Lorelai e Rory sul divano di casa a guardare film e a ridere e scherzare o a passeggiare a braccetto per Stars Hollow. La fine di questo è la fine di tutto, e non voglio vedere la fine di tutto anche nella finzione, mi basta vederlo nella vita. Nella finzione, nell'arte, voglio vedere qualcosa che resti sempre uguale e che duri per sempre. E sì, la serialità in questo senso fa eccezione perché si propone di seguire un personaggio in un percorso più lungo, in un periodo di vita, si propone quindi più simile alla vita, ma allora voglio che questo percorso non stravolga comunque troppo le cose, e porti a un'evoluzione e a un compimento positivi, anche se inframmezzati di ostacoli per arrivarci. Per questo le serie devono durare meno e finire quando sono al massimo, quando “l'obiettivo” della serie è stato raggiunto.

(Spoiler di vari telefilm stanno per essere sganciati).

In Sex&TheCity, tutte si accoppiano, Carrie conquista Mr Big, tutte restano grandi amiche, la serie finisce (niente film!). In How I met your mother, si scopre chi è la madre (e ce ne vuole un po' troppo forse), la serie finisce. In Desperate Housewives si risolvono un buon numero di misteri, l'ultimo che le coinvolge tutte quante, hanno imparato tante cose sull'amicizia, l'amore, la famiglia e quando tutte per un motivo o per l'altro lasciano Wisteria Lane, la serie finisce. In Friends (che comunque, ad essere sincera, non mi è mai piaciuto) tutti lasciano l'appartamento, la serie finisce. Sto citando finali che tutto sommato mi sono piaciuti, anche se ho sempre qualche idiosincrasia con i finali, e penso siano la cosa meno importante di una serie tv, che ha il compito di accompagnarti per un periodo della tua vita, quotidianamente, e di tenerti compagnia e farti capire cose giorno per giorno, indipendentemente da “come andrà a finire”. L'obiettivo di Lorelai e Rory è stato crescere insieme e costruire il futuro di Rory, nello specifico la sua carriera da giornalista, e alla fine della settima stagione questo era successo, l'obiettivo era stato raggiunto, anche se non ci erano dati i dettagli futuri, e questo doveva bastare per concludere la serie. Lorelai si era rimessa con Luke, certo, anche qui avrebbero potuto farceli godere un po' insieme, dopo tanta sofferenza a vederli separati, ma comunque alla fine è stato ben chiaro che si erano messi insieme e che si amavano, un matrimonio non avrebbe cambiato niente (a volte noi fan ci fissiamo su delle cose un po' da soap: "No, se non li vedo all' altare non vale”). Rory si era laureata e stava per lasciare Stars Hollow per il suo primo lavoro, con un momento madre-figlia molto commovente, quando Lorelai freneticamente stira gli abiti della figlia ed elenca tutte le cose che potrebbero servirle e Rory le dice: "Non ti preoccupare mamma, mi hai dato tutto quello di cui ho bisogno". C'era stato il saluto di tutti gli abitanti di Stars Hollow, che organizzano una festa a sorpresa per la partenza di Rory (su idea di Luke, che dirà a Lorelai: "Mi piace vederti felice!"). Alla festa avevano partecipato anche i nonni, con Richard che dice a Lorelai: "Per creare tutto questo - ovvero un'intera cittadina che si mobilita per te e tua figlia (ndr) - ci vuole una persona speciale". Infine, il momento madre-figlia-caffè da Luke, come nella sigla, e nel pilot, era un addio perfetto a Stars Hollow.



Sono tanti i telefilm indissolubilmente legati al luogo in cui sono ambientati : non c'è Sex and the City senza New York, non c'è Desperate Housewives senza Wisteria Lane, non c'è Una mamma per amica senza Stars Hollow. Per cui seguire Rory nei suoi viaggi e spostamenti di lavoro non sarebbe stato in nessun caso possibile, la serie doveva finire quando lei ha lasciato Stars Hollow. Era un finale aggraziato, sommesso (tecnicamente è stato così perché gli autori non sapevano se sarebbero stati rinnovati per un'altra stagione, cosa che poi non accadde), tuttavia adatto allo spirito della serie, che non si è mai basata sui cliffhanger e i colpi di scena, quanto piuttosto sulla rappresentazione delle relazioni nella vita quotidiana. Né è mai stata una serie di grandi cambiamenti, ogni minima evoluzione nella vita di Lorelai e Rory era infatti trattata in modo profondo, delicato, attento, graduale. Lo vediamo ad esempio quando Rory va a Yale: la tristezza di lasciare sua madre e la loro vita insieme, Lorelai che passa la notte con lei e loro due che non riescono a salutarsi. Quante puntate sono state dedicate alla nascita dell'amore tra Luke e Lorelai? Una scelta narrativa che nella maggior parte dei telefilm si sarebbe concretizzata in finale di stagione al massimo, in Una mamma per amica è stata invece in gestazione per anni! Tanto che per il loro famoso primo bacio io e mia sorella urlammo davanti alla tv (e nostra madre uscì furibonda dalla cucina urlando a sua volta: "Cos'è successo?!!" per poi sgridarci e umiliarci per il nostro comportamento come neanche la signora Kim ed Emily insieme avrebbero potuto fare). Lorelai e Rory sono sempre state avverse ai cambiamenti (basti pensare al casino che fa Lorelai quando deve cambiare la sua amata jeep, che infatti poi tiene e ha tuttora). In questo revival ci sono, inevitabilmente, troppi cambiamenti, per questo credo che nonostante il piacere di rivedere "Stars Hollow" sarebbe stato meglio lasciarci anni fa, prima che tutto cambiasse troppo.




Il clima di questi quattro episodi è tutto sommato abbastanza deprimente (soprattutto per la perdita di Richard e per la crisi esistenziale di Rory), si dissolve quella visione idealistica del mondo che ha sempre caratterizzato Una mamma per amica , una serie un po' magica perché ci offriva una realtà alternativa (il suggestivo paesino di Stars Hollow), dove le cose, nonostante le difficoltà, andavano sempre a finire bene, dove potevamo rifugiarci dalle brutture del mondo reale e trovare conforto e calore, magari con una tazza di caffè al diner di Luke o mangiando schifezze sul divano davanti a un bel film. Questa dimensione di comfort, dolcezza, sicurezza e scontato lieto fine è venuta a mancare in queste puntate in cui tutto è incerto, tante cose inevitabilmente cambiate, e la stessa Rory, studentessa modello laureata a Yale, si trova ad essere "risputata dal mondo reale" come gli altri membri della "gang dei trentenni" e a fare l'amante extra continentale di un suo ex.




Il finale, dopotutto, ha un senso, come cerchio che si chiude e storia che si ripete: il parallelismo Lorelai-Christopher-Luke e Rory-Logan-Jess; Lorelai che, come nella prima puntata della serie, va da Emily perché "le servono soldi" e la spunta solo con un accordo-ricatto che la costringerà ad andare a far visita alla madre con cadenza stabilita. Alla fine anche in questo modo vediamo Lorelai e Rory "diventare grandi insieme", ovvero adempiere all'obiettivo dello show, con Lorelai che si sposa e Rory che aspetta un bambino. Posso vederci insomma un'idea di Amy Sherman Palladino tutto sommato sensata, che forse deve solo decantare un po' per essere accettata meglio da noi fan. Però è anche vero che questo segna proprio la fine di Lorelai&Rory come le abbiamo conosciute e amate, poiché tutti gli equilibri cambiano con questa storia del bambino. Mentre io, da nostalgica refrattaria ai cambiamenti, avrei preferito lasciarle l'ultima volta lì al Diner di Luke a chiacchierare davanti a una tazza di caffè, quando qualcosa stava per cambiare, ma, tutto sommato, era tutto come sempre.







E voi, che finale avreste preferito? Vorreste altre puntate (pare che Netflix sia interessato) oppure è meglio fermarsi qui? Fatemi sapere, cari lettori invisibili, nei commenti. Intanto vi lascio un paio di articoli interessanti da leggere sull'argomento.


-un articolo di Betsy Morais sul New Yorker, con il quale mi trovo decisamente d'accordo

-un elenco di curiosità scovate da Roar Magazine su Gilmore Girls - A year in the life , chicche che forse non sapete o vi sono sfuggite


Infine, leggendo i vari commenti sotto ai video di youtube che parlavano di queste nuove puntate, ne ho trovato uno che riassume la mia opinione da 5000 parole in una riga:

"People watch Gilmore Girls to feel comfy and better, but this was so sad for a lot of it".



Meno male che ci sono Kirk e Petal ☺






Silvia

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