venerdì 9 dicembre 2016

Le Sorellastre VS Le Commesse - I°round



Non ho mai avuto un buon rapporto con le commesse. Penso sia un sottoinsieme del diagramma di Eulero-Venn secondo il quale non ho mai avuto un buon rapporto con gli esseri umani. Ma le commesse presentano delle specificità: spesso sono finte, innanzi tutto, e questo già mina il tipo di rapporto che io e loro potremo mai avere, perché l'ipocrisia è una di quelle cose che mi provocano rash cutanei e conati di vomito. Non dico certo che dovrebbero essere sgarbate, ma perché non possono essere sinceramente gentili? Invece sono tutto un miagolare e fare le fusa e leccarti il cxxo finché c'è in ballo una qualche trattativa. Poi se tu decidi di non comprare una cosa (ed è un tuo sacrosanto diritto!) loro improvvisamente lasciano scivolare la maschera: cambiano voce, espressione, cancellano ogni tipo di interesse per te profuso fino ad allora con pazienza e amorevole cura. Abbassano gli occhi, non ti guardano più in faccia, diventano schive e sostenute. Questo per quanto riguarda "Le Ipocrite".


Carole Lombard esprime perfettamente come mi sento quando ho a che fare con "Le Ipocrite" e il loro repentino smascheramento
 
 

Ci sono poi quelle che mettono le cose in chiaro da subito, non perdono neanche tempo ed energia a farti le manfrine e a coccolarti e a vezzeggiarti, ma si dimostrano subito ciò che sono: "Le Stronze". Sono quelle che ti squadrano dall'alto in basso quando entri nel loro negozio, quelle che ti trattano a scarpe in faccia, quelle che ti odiano e vogliono che tu lo sappia. Di solito sono le proprietarie a prendersi queste "libertà", oppure si tratta di commesse, genericamente, che soffrono di una pericolosa sindrome da marchio di lusso: esse infatti si identificano con i vestiti che vendono, e più questi sono di marche "rinomate", più loro si sentono gonfie di autostima e in diritto di trattarti come l'ultima delle merde.

"Le Stronze"
 

Ma il mondo è vario, non dobbiamo dimenticarci di citare "Le Apatiche", ovvero quello ignare di avere un negozio o incredibilmente indifferenti al riguardo (potremmo anche chiamarle "Le Ignoranti", poiché ignorano, ma mi sembrava un termine troppo forte. E se ve lo state chiedendo, no, "Le Stronze" al contrario va bene, perché quelle sono proprio stronze). Queste commesse ignare vagano per il loro appartamento, ops, volevo dire negozio, senza mai curarsi della tua presenza, dedicandoti la stessa cura che dedichi alla pianta grassa del salotto, quella che sai si annaffierà da sola e vivrà in beata autonomia per i prossimi cent'anni. Sono le classiche del: "Se c'è, è esposto". Se ti rivolgi a loro, sgranano gli occhi spaventate o fanno spallucce. Non diranno mai cose azzardate come: "Prego, certo, si figuri, ci mancherebbe, salve, arrivederci" (tratto che hanno in comune con "Le Stronze", che però a volte, subdolamente, usano pure queste formule ma con tono stronzo). E se le chiami al telefono rispondono sempre e solo: "Pronto?", a volte pure scocciate, senza mai dire il nome del negozio. Che io dico, come ti è venuto in mente di aprire un negozio?


"Le Apatiche"


Mi rendo conto che il lavoro di commessa è faticoso, non solo per le tante ore in piedi e per il ruolo subordinato (che purtroppo, a volte, autorizza chi è "al comando" a trattarti senza il minimo residuo di umanità), ma anche e soprattutto perché devi interagire continuamente con tante persone diverse e assecondarle, e sorridere. Se anche uno ti sta sulle scatole, sorridi. Se anche si rivolge a te chiamandoti: "cosa" o "ehi tu" o "donna", sorridi. Se ti fa tirare fuori venti maglioni e dopo cinque secondi te li fa rimettere tutti a posto, sorridi. È un lavoro che richiede grande pazienza e grande equilibrio mentale: devi essere disponibile, ma non appiccicosa, aiutare e consigliare ma senza essere invadente, esserci insomma quando i clienti hanno bisogno di te, ma non stargli sempre alle calcagna e col fiato sul collo.

Se dovessi farlo io, dopo cinque minuti impazzirei. Probabilmente verrebbero fuori tutte le mie affinità con Daria, dell'omonimo cartone, e dopo una settimana mi tirerei fuori o mi farebbero fuori. Non sono brava a dissimulare il mio disprezzo per le persone che mi stanno antipatiche (e non sono poche, purtroppo), né sono brava con i numeri (darei resti ad minchiam e manderei in tilt la cassa) e non sono di "bella presenza". Anzi, per metterla giù bene, non sono "una ragazza giovane, dinamica, di bella presenza con un buono standing", come recitano certi annunci di lavoro del settore.




O al massimo potrei esercitarmi a sorridere:


 Sheldon, The Big Bang Theory
 

Detto questo, in giro ci sono delle commesse che hanno spinto molti all'alcolismo e all' e-commerce. In questa rubrica che inauguro oggi racconterò le mie esperienze peggiori, o migliori, se viste nell'ottica di una blog exploitation , che ho avuto negli anni, e continuo ad avere, con Le Commesse. Questo perché anni di sofferenza e rabbia non possono andare sprecati, non possono finire tutti nei miei ricordi e fare di me la persona triste, sfiduciata, arrabbiata che sono ora. Tanta sofferenza e rabbia devono servire a qualcosa, devono servire a voi altri, per rendere anche la vostra vita triste, sfiduciata e arrabbiata, o, forse, per ridere insieme delle assurdità, delle follie e delle incazzature quotidiane.


Disclaimer. Naturalmente esistono anche commesse coi contro...fiocchi, donne gentili e alacri che si rivelano utili compagne di shopping, impagabili, inappuntabili, insostituibili. Ed è anche grazie a loro che torno volentieri negli stessi negozi (ci sono in città, e anche fuori città, un sacco di negozi che al contrario boicotto). Loro sono brave commesse, e non è mai di loro, e delle altre come loro che non conosco, che parlerò in questi post. (Si potrebbe qui aprire una dissertazione sul perché parlare di ciò che non va frutti più di parlare di ciò che va bene. Ma ne parleremo, forse, un'altra volta...).




Silvia

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