giovedì 13 ottobre 2011

Something Seventies' This Way Comes

Negli ultimi tempi dalle passerelle è arrivata una moda che istintivamente mi appartiene e mi aggrada. Questo revival anni ’70, così semplice e sofisticato al tempo stesso, così rigoroso ma non aggressivo, è per me la dimostrazione che il potere della mente
a volte funziona; mi viene quasi da chiedermi se non sia il caso di puntare più in alto e iniziare da ora a desiderare ossessivamente quello che bramo per il mio futuro.
Certo con la moda è più facile che i tuoi desideri, presto o tardi, vengano esauditi, e a distanza di alcuni anni puoi ritrovare capi che amavi e che erano temporaneamente sfuggiti dai radar. Non che nel frattempo non si possa comunque indossarli, ma metterli quando sono in auge ti fa sentire un brividino di potere lungo la schiena e ti fa credere che il mondo si sia adeguato a te e al tuo stile, e non viceversa.
Gli ultimi fasti ‘70s li assaporai nei primi anni del 2000, e coincisero (forse istigarono?) con la genesi del mio amore per l’universo hippie. Pantaloni a zampa, blouse e camiciole fluttuanti, maniche a pipistrello, applicazioni di piume o frange, capelli lunghi e sciolti punteggiati da qualche treccina. Ero un’anima giovane e sognatrice, attratta dallo spirito giovane e sognatore di quegli anni. Ommioddio ho seriamente scritto “spirito gggiovane”, fortunatamente per me non ci sono ancora (e forse mai ci saranno) lettori pronti a scandalizzarsi e a bacchettarmi per il mio qualunquismo. Pace&Amore a tutti,
in ogni caso.

Janis Joplin a Woodstock
                                                   
Manifesto random in onore dei tre giorni di pace, amore e musica
                           
Simpatici giovani vecchietti hippie
                                               
Madonna nel suo periodo hippie-spirituale a fine anni '90
                                 
Britney Spears versione hippie in una pubblicità del 2003
                                      

La ventata anni ’70 di questo autunno/inverno e delle recenti stagioni sa meno di patchouli, comunque, e più di Charlie eau de toilette: gli outfit sono più strutturati ed eleganti, non il genere di abbigliamento che sceglieresti per un rock festival fangoso ma, piuttosto, per una giornata di lavoro in ufficio; la palette di colori utilizza sfumature più sommesse e discrete, scrollandosi di dosso con supponenza i trip caleidoscopici da LSD e i pout-pourri fiorati. E per quanto riguarda i tessuti, potrei usare il binomio “pregiati & naturali”, come seta e cachemire, e non certo il polyestere che comunemente, e con spregio, viene associato agli anni ’70 (i quali iniziano a flirtare con il famoso tessuto sintetico grazie al glam rock, e poi, verso la fine del decennio, in piena epoca “disco music”, ma questa è un’altra faccia ancora degli anni ’70, di cui forse più avanti torneremo a parlare-non mi dispiacerebbe fare un post sullo
Studio 54…).
Negli armadi (nel mio sicuramente) tornano (o debuttano) pantapalazzo a vita alta, gonne al ginocchio, lupetti con collo alla dolcevita, camicie di taglio sartoriale, blouse chiuse al collo da fiocchi o foulard, cinture a segnare la vita, giacche maschili.
Gli anni ’70 possono essere anche morigerati e, lo confesso,
questa sobrietà mi rasserena.





Varie pubblicità del profumo Charlie








Le mitiche Charlie's Angels












Chloé Fall 2010 rtw





Akris Fall 2010 rtw



Salvatore Ferragamo fall 2010 rtw
                                               

       S.













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